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mercoledì 30 ottobre 2013

E se il boom di tessere nel Pd fosse (anche) fisiologico?

Premessa fondamentale a quel che poi seguirà, sta nel dire che non sono un cretino, né uno sprovveduto, né un ingenuo e nemmeno uno che non ha mai avuto niente a che fare con la politica - e con la politica tutta, quella dei circoli che si innamorano, delle persone che partecipano, come pure quella dei posti da spartire e dei compagni di partito da affossare o dei congressi da vincere, ad ogni costo.

Detto ciò - che è fondamentale, ripeto - ho scritto per Leopolda di Europa, un post che parla della possibilità che il boom di tessere nel Pd sia anche (ANCHE) conseguenza di una sorta di effetto-Renzi. E per una questione pratica - non trovarsi di nuovo impreparati sul e nel partito. E per una questione più eterea, più romantica, più bella se vogliamo: Renzi tira, e parecchio; la possibilità che vinca tira ancor di più; la possibilità che ci sia un po' d'aria nuova funziona da calamita.

Poi, per carità tutto il resto, chiaro. Ma credo che l'effetto-Renzi, al di là di dietrologie e complotti e istinti da notizia, sia davvero una variabile da tenere in conto. Il punto, semmai, sta nel vedere il peso che questa variabile assume nel sistema Pd - ed inutile che aggiungo, che il Pd è un sistema dove le truppe cammellate hanno un certo ruolo.

Link:
- E se il boom di tessere fosse (anche) fisiologico?




sabato 26 ottobre 2013

Leopolda reloaded

Oggi comincia la Leopolda - in bocca al lupo, ma no che, buon divertimento a tutti. Io non ci sarò per urgentissime questioni personali. Un matrimonio sabato e un battesimo domenica: sono molto ricercato.

Tra le cose da fare per quelli che seguiranno da casa, oltre che attaccarsi al livetweeting di Europa e leggere tutto il resto (sempre su Europa), c'è anche quella di scaricare l'ebook (o qualcosa del genere) "Leopolda Reloaded" (dove ho scritto qualcosa anche io) e "Leopolda - "in comodi formato .pdf", potrebbe dire Chef Tony mentre taglia una lattina col seghettato Miracle Blade - ".

Tutto gratis: seguite il link.

lunedì 12 agosto 2013

Su Epifani, sull'essere pronti e sulla realtà

C'è una cosa che ho spesso preso di mira nel Pd: chiamiamolo "male di realtà".

Ne ho parlato spesso, si tratta della disconnessione con quel che succede intorno al partito - la realtà, appunto. Su certe cose si è basata l'infelice scelta di portare il Pd verso posizioni più di sinistra, più socialiste, senza accorgersi che intorno tutti cercavano tutto, fuorché il socialismo. L'ho chiamata confirmation bias, come la malattia psico-sociale che indica la tendenza a rimanere legati ad un’idea che ci siamo fatti sulla base di informazioni preliminari, anche quando evidenze successive contraddicono quell’idea iniziale.

Sintomo del mal di realtà, è la scelta di Bersani come candidato premier e prima ancora leader. Uno che leader non è, uno che tutto ha meno che la capacità di guidare e prendere al guinzaglio quella bestia a tre teste - e magari fossero solo tre - che è il Pd. 

Uno che oltretutto era perdente in partenza: in elezioni - quelle del 25 febbraio - dove si sono confrontati candidati deboli. Tutti, a cominciare dal nostro. 

Bastava poco di più per vincere e governare in santa pace - per il bene di tutti. E invece, sempre per un altro sintomo di quel male, si è scelto di nascondersi dalla realtà. Far finta che si era usciti vincitori dalle urne - sì, via, lo eravamo, ma per vezzo! - e pretendere di tenere dalla parte del manico, un coltello spuntato.

Perché poi, comunque, nemmeno si aveva intenzione di combattere: né di sciabola, né di fioretto: figuriamoci con un coltellaccio. Allora si è vagato, perdendo tutto il tempo possibile, per cercare un'alleanza che non ci sarebbe mai stata. Fino all'inesorabile giudizio - della realtà, di nuovo - della "vicenda Quirinale".  

Si poteva - magari con gran coraggio, che chi non ce l'ha non se lo può dare, come dice il poeta - scegliere di scegliere il proprio destino: andare da soli, con Sel, in pasto al Parlamento. Su proposte forti e concrete: roba innegabile ed imprescindibile. Cose su cui era difficile non trovare una convergenza anche formale, vincolate ad una scadenza temporale. Poi di nuovo alle elezioni, ché s'è pareggiato di poco.

E invece no: si è scelto di fare l'alleanza col nemico - e non giriamoci intorno, quello è. Si è scelto di responsabilità, abbiamo detto. E sia. Ci possiamo anche stare, sempre che non sia un vizio. Anche qui, se non la definiamo una sconfitta, io francamente non saprei come chiamarla, comunque.

La realtà, di nuovo, dei Grillo e degli indignati da divano, tutto voleva meno che questo specie di "inciucio" - come tutti sono corsi a chiamarlo - ma va bene lo stesso. Certe volte, certe non sempre, bisogna essere un po' pazzi e fregarsene della realtà: non è che sia questo il caso, non granché. Non si è buttato il cuore oltre l'ostacolo: s'è presa l'aspirinetta. 

Comunque, le cose sono andate avanti, il tempo non aspetta, ed eccoci qua. A governare di comune accordo su problemi di tutti - e qui potrebbe anche funzionare la questione - e su limiti di ciascuno. Qualche incontinenza c'è stata, per esempio il caso di Palma e di Santanché per non parlare dell'Imu che ancora non si sa qual è la nostra posizione definitiva. 

Ma si va avanti: a vista, adesso più che mai. Perché lo squalo con cui ci siamo alleati è stato ferito - anche lui dalla realtà, realtà che nel suo caso si chiama "leggi".

Ma lo squalo ferito, sente odore del sangue oltre al suo. L'emorragia politica del Pd è forte, da tempo. Troppo per non attirare il predatore. E allora che fare? 

Cominciando dallo smettere di discutere delle menate congressuali, e magari cominciando a leggere quella realtà che costituisce la vita dei cittadini di questo paese, con le paure, le incertezze, gli squilibri.

E leggerla quella realtà, significa capirla, analizzarla, ascoltarla. 

Prepararci. 

Non raccontarcela per come vorremmo che fosse: per esempio, non diciamoci che siamo pronti per nuove elezioni, caro segretario. Perché sennò ci risiamo, con i sintomi di quel male. E poi, come lo curiamo?

Di questo più o meno, ho scritto su Lepolda di Europa.



giovedì 11 luglio 2013

Chiamiamolo leader e facciamola finita

Ho scritto un nuovo post per Leopolda, il think tank renziano di Europa.
Ho parlato di un'ipocrisia che, viste le circostanze attuali e la richiesta di modernità che si portano appresso, dovrebbe essere superata.

La questione è quella del leader e del premier: o se volete di leadership e premiership. Questione su cui a mio avviso non c'è nulla da discutere, soprattutto #adesso, e francamente non ce n'era nemmeno ai tempi, quando nel 2007 si decise. Inutile dire da che parte stavo.

Ma siccome la rincorsa a ricorsi storici, è un'altro degli hobby del Pd - che forse sarebbe meglio chiamare hobbit, nel senso di halfling come sono quelli che rincorrono, ma lasciamo stare che è meglio - allora vale la pena tornarci, con quella modernità che serve.

C'è una proposta in quel post: usiamo nomi diversi: nelle parole spesso si nasconde la verità. Distinguiamo il leader dal segretario e pace fatta. Come? Come fanno in ammmmmerica!

Link:
- Senza leader premier non è Pd

mercoledì 3 luglio 2013

Dire sì

Ho scritto per Leopolda, il superblog di Europa.
Ho scritto su un tema caro a tutti: l'ambiente. La Terra è il pianeta in cui viviamo e credo che tutti dovremo essere portati a tutelarlo e a fare un eventuale passo indietro su quelle che sono le nostre abitudini per rendere le nostre esistenze sostenibili.
Ma credo e lo credo ancora più fermamente, se possibile, che parlare di ambientalismo non può risolversi sempre e soltanto nel dire "no".

La cultura politica riformista deve essere il vettore del sì: togliersi dall'ottica miope e prendere decisioni futuribili, con il coraggio di passare da impopolari nel presente.

Per chi non lo ha letto là, ecco il link:
- Per un ambientalismo del sì.