Domenica 22 è nato Ferruccio, fratello di Tea e mio secondo figlio (e pure di Dan). Grazie a Dio stanno tutti bene. A proposito di Dio, quando ho comunicato via Whatsapp la nascita a mia madre, mi ha risposto dicendomi "È nato il giorno di CRISTO RE", scritto letteralmente così (maiuscole compreso): lì per lì ho pensato che avesse preso con un po' troppa enfasi l'essere diventata nonna-bis, poi invece ho saputo che domenica era il giorno in cui la Chiesa festeggia il "Cristo Re" ─ l'appellativo ho origini bibliche e si lega alla concezione del Messia ebraico, discendente del re Davide. Per tante ragioni, è un giorno che mi piace, con buona pace degli amici laiconi (di vario genere).
Torniamo a Ferruccio. Ci siamo spaventati un po' i minuti appena prima del parto, perché dopo diverse ore di travaglio alla fine hanno deciso di fare un cesareo per ragioni tecniche, legate alla faccenda della distocia di spalla a causa della quale Tea rischiò grosso (e un po' pure Dan). Il cesareo non è come il parto naturale ─ tralascio qui i vari pro e contro per le mamme, e pure per i bambini, ché si sanno, e io non sono un medico. Però il cesareo è meno traumatico, e lo dice uno che pensa che assistere al parto è l'esperienza più spaventosa che può capitarti in vita, e quindi contemporaneamente è meno travolgente dal punto di vista delle emozioni. Diciamolo, il cesareo è asettico, stai lì, preoccupato, ma tanto tu non sei coinvolto e nemmeno puoi fare niente. Il cesareo è in effetti il parto adatto per i maschi disimpegnati.
A parte la digressione sul cesareo, è andato tutto bene, si diceva, e l'emozione di vedere tuo figlio arrivarti in braccio, è una roba straordinaria. Tra l'altro, tutto è successo talmente velocemente che se non fosse stato per l'inserviente centrafricana che mi ha avvisato della nascita del pargolo "ehi, papà eggolo, zenti: è lui, biange", io me ne sarei accorto dopo un bel po'. Il cesareo sarà quel che sarà, ma se sei una persona normale resti comunque in ansia, in quello stato d'ansia che soltanto l'aspettar nascere tuo figlio può darti, cioè non capisci niente di quello che hai intorno.
Ferrucio è molto grande, già (anche in relazione a questo s'è scelto il cesareo). Se non fosse che è mio figlio, direi anche che è carino ─ in realtà i figli appena nati sono tutti bruttini, ma quelli che nascono da parto cesareo almeno non sono ciancati ("ciancicato" è dialetto, significa usurato, strapazzato, stazzonato, masticato. un po' tutti insieme, e credo che sia il termine migliore per descrivere un figlio che nasce: pensate che botta dev'essere la vita).
Anche Dan sta bene: evito dettagli più tecnici che dimostrerebbero come questo "bene" sia relativo, cioè una donna appena ha partorito non sta bene, ma si dice che sta bene se non ci sono complicazioni importanti; e grazie a Dio, non ci sono state. Diciamo che in modo relativo è molto in forma: invece in modo assoluto, è stata bravissima durante tutto il tempo e, sempre in modo assoluto, è molto brava con Ferruccio.
E dunque tra poco saremo in quattro. E penso sarò bellissimo, al di là delle primissime reazioni che arrivano da Via Del Conservificio. Oggi c'è stato un primo approccio diplomatico tra la duenne Tea e il neonato. Al di là dei convenevoli "Ferruccio è molto bello", lei adesso è a letto con 38 di febbre ─ temo psicosomatica.
Il bello deve ancora venire.
Nuova policy
Visualizzazione post con etichetta genitori/figli. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta genitori/figli. Mostra tutti i post
lunedì 23 novembre 2015
È nato Ferruccio
DanEm Code:
FERRUCCIO,
genitori/figli,
io,
TEA
martedì 6 ottobre 2015
Quelli che non vaccinano i propri figli sono pericolosi anche per il mio
Credo fortemente che ognuno debba fare ciò che vuole, sempre e comunque. E deve farlo, sembra ovvio dirlo ma poi in fondo non lo è così tanto, nel rispetto di un certo quadro di regole create per garantire che tutti possano fare ciò che vogliono senza ledere i diritti e le libertà degli altri.
In quest'ottica dunque, chi decide di non vaccinare i propri figli, per me è libero di farlo. Se non fosse che questo gesto diventa grave per la comunità che circonda quei bambini. Chi non vaccina i propri figli mette a rischio i neonati degli altri e tutti quelli che non possono vaccinarsi per ragioni serie (allergie specifiche, particolari patologie sofferte). La salute di questo secondo gruppo di persone dipende strettamente da quella che viene definita immunità di gregge: gli altri sono immuni da certe malattie, dunque è più difficile che queste circolino, si contagino e dunque me la prenda io che non posso essere vaccinato perché sto male.
L'immunità di gregge funziona se c'è un'immunizzazione superiore al 90 per cento, se scende sotto è un problema. E passi per Paesi che soffrono difficoltà e carenze sanitarie, ma pensare che "quel problema" debba legarsi alle decisioni sgangherate di qualcuno che non vuole vaccinare i propri figli per sentito dire, è inaccettabile. Anche perché lede la salute e i diritti, di tutti (la salute, la vita, è un diritto). Inoltre, l'assenza di una concreta immunità di gregge potrebbe favorire la creazione di epidemie di vaste dimensioni e il riacutizzarsi di malattie debellate. (Nota per gli schiantati: così Big Pharma potrà vendere medicinali per curare malattie facilmente prevenibili, e guadagnerà molto più che vendendo i vaccini. Ma voi la sapete davvero lunga).
Dagli ultimi dati dell'Istituto superiore di sanità, emerge che in Italia i vaccinati per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B sono scesi al 95 per cento; quelli contro morbillo, parotite e rosolia sono arrivati all’86 per cento e sono scesi di oltre 4 punti percentuali in un anno. Cioè significa che la copertura vaccinale italiana è al limite della soglia di sicurezza.
Il direttore dell'ISS ha scritto una nota in cui spiega la situazione, che riporto di seguito
La copertura vaccinale nel nostro Paese è al limite della soglia di sicurezza e diventa ormai improcrastinabile l’approvazione del nuovo Piano Nazionale per la Prevenzione Vaccinale proposto da Ministero della Salute, Consiglio Superiore di Sanità, Istituto Superiore di Sanità ed Agenzia Italiana del Farmaco al Tavolo di coordinamento per la prevenzione delle Regioni italiane.
I dati dell’Istituto Superiore di Sanità pubblicati dal Ministero della Salute indicano, infatti, un tasso di vaccinazioni al di sotto degli obiettivi minimi previsti dal precedente piano. Scendono, infatti, al di sotto del 95% le vaccinazioni per poliomielite, tetano, difterite ed epatite B e la percentuale scende ulteriormente per le vaccinazioni contro il morbillo, la parotite e la rosolia che raggiunge una copertura del 86%, diminuendo di oltre 4 punti percentuali.
Questa situazione, che tende progressivamente a peggiorare, rischia di avere gravi conseguenze sia sul piano individuale che collettivo poiché scendere sotto le soglie minime significa perdere via via la protezione della popolazione nel suo complesso e aumentare contemporaneamente il rischio che bambini non vaccinati si ammalino, che si verifichino epidemie importanti, che malattie per anni cancellate dalla protezione dei vaccini non siano riconosciute e trattate in tempo.
È necessario che, a fronte dei dubbi dei cittadini, gli operatori siano in grado di far comprendere che la mancata vaccinazione crea un rischio enormemente più alto rispetto a quello temuto di eventuali effetti collaterali. E’ inammissibile che un operatore sanitario pubblico, in scienza e coscienza, possa avanzare dubbi sull’efficacia e sull’opportunità dei vaccini, di un atto che ha anche un valore etico per la tutela della salute pubblica. In questo senso è necessaria una nuova alleanza tra medici, operatori sanitari, ricercatori e industria per evitare che il patrimonio di salute pubblica conquistato in anni di campagne vaccinali vada disperso.
Se oggi è possibile avanzare dubbi sull’opportunità di una campagna vaccinale è perché probabilmente si è persa la memoria storica delle epidemie e della mortalità infantile che prima che fossero scoperti vaccini e antibiotici falcidiavano letteralmente intere generazioni.
Spetta agli operatori del Servizio Sanitario Nazionale per primi ristabilire questa memoria e difenderla dalle campagne denigratorie che mettono a rischio la salute di tutti e perciò il valore più alto del loro lavoro quotidiano.
DanEm Code:
genitori/figli,
Italia,
società,
TEA
martedì 10 settembre 2013
Paranoie genitoriali su Internet e dintorni (studiando come sarò io con Tea)
Il motivo dev'essere legato a Tea che sta crescendo a vista d'occhio, e io già sto in preda alla paranoia genitoriale del "che tipo sarà?", "come parlerà?", "come sarà il nostro rapporto?", "come si muoverà in mezzo agli altri?".
Roba normale - credo e spero - per gli occhi di un padre che l'ha vista piccola come un uccellino tolto dal nido e adesso comincia a faticare nel tenerla in braccio a lungo: perché poi ti sembra che tutto scorra velocissimo e che ti debba già preoccupare del vestito da "padre della sposa".
Tra le varie cose che mi chiedo - soprattutto in virtù del fatto che sono una persona, un genitore, molto interessata ai posti come quello in cui sto scrivendo in questo momento - è il "come sarà il suo rapporto con i social network, con internet, con il mondo digitale".
E sì, d'accordo, Tea ha cinque mesi o poco più, e ce ne sarà di tempo prima che cominci a smanettare e bazzicare certi luoghi e adesso meglio pensare a pannolini e pappette e casomai bambole e primi passi. Che forse Facebook non esisterà nemmeno più. Ma di sicuro ci sarà qualcos'altro e onde evitare l'impatto brusco con quel futuro - con conseguenti reazioni improbabili ed esagerate - meglio iniziare a guardarsi intorno.
Tempo fa, avevo pubblicato un post in cui si parlava di una lunga confessione scritta da Mathew Ingram su GigaOm: Ingram raccontava che era arrivato addirittura - quelle reazioni improbabili ed esagerate, di cui si diceva - a monitorare attraverso un software di controllo di battitura installato sui computer di casa, la navigazione delle sue tre figlie. Erano giorni vicini al caso "Datagate", e Ingram ammetteva che se avesse avuto a disposizione gli strumenti dell'Nsa li avrebbe usati - e c'è andato vicino.
L'argomento è interessante, soprattutto perché è molto umano: per arrivare ad essere coinvolto in un certo modo, una persona come Ingram - considerabile a tutti gli effetti un tech-guru, uno di quelli che mangia pane e tecnologia in salsa di futuro - significa che davanti ai figli cadono molte delle personali convinzioni e delle proprie visioni. Esempio per dire anche che, nonostante quello che io pensi su internet e sui social network e su quanto questi rappresentino in generale dei bei luoghi a mio avviso, molto probabilmente anch'io eserciterei delle azioni di controllo verso Tea.
È umano, ripeto. Ed è anche per questo che comincio a leggere e informarmi in proposito, per tempo come si dice.
Girando ultimamente mi sono imbattuto in qualcosa che ritengo un po' inquietante, anche riguardo ai mie alti livelli - o quelli che mi sono fissato per il momento - di sorveglianza; si andava a superare non tanto il limite del ridicolo (probabilmente nel caso di gran lunga oltrepassato), ma per certi aspetti forse, anche quello della legalità - quanto meno morale.
La settimana scorsa la blogger americana Kimberly Hall, ha scritto un post dal titolo "FYI (if you’re a teenage girl)". Il post inizia con "Dear girls" ed è una lettera aperta alle amiche dei propri figli maschi - tre e tutti e tre adolescenti.
Hall comincia raccontando che la sera precedente alla stesura del post, la sua famiglia si era seduta "attorno ad un tavolo" - ci sono sempre tavoli attorno a cui sedersi, in certe famiglie - per visionare le foto dei profili socialné dei figli, in particolare quelle delle loro amiche. E durante questa seduta di schedatura che neanche si stesse a visionare un book per un qualche concorso estetico, lei si è accorta che diverse di loro avevano caricato foto in pose troppo sexy per i suoi standard: magliette senza reggiseno sotto, schiene inarcate e facce sensuali - dice così.
E chiedendo alle ragazze: "Non sapete che una volta che un maschio vi vede svestite, non riuscirà a dimenticarlo? Non volete che i fratelli Hall vi guardino con intenzioni sessuali, vero?", ha bloccato tutti quei contatti che riteneva pruriginosi: "A casa nostra, non ci sono seconde chance, ragazze. Se volete essere amiche degli Hall, dovrete tenervi i vestiti addosso. Se provate a postare un autoscatto sexy, o un video inappropriato di YouTube - anche solo una volta - sarete cacciate dalla nostra isola online".
In tutto, ritenendo per qualche ragione che questa potesse essere una punizione per le ragazze - che poi non avrebbero potuto "sposare un Hall" - quella seconda occasione alla fine l'ha concessa, invitando le interessate a "correre" sui propri album online per rimuovere le foto che avrebbero portato i suoi maschietti ad immaginarle nude.
Il post ha avuto molto successo, con un ampissimo sharing (più di 4mila condivisioni via Twitter e oltre le dieci mila in Fb) a cui si aggiungono oltre 800 commenti tendenzialmente d'accordo con le parole e con l'operato di Hall - per altro molti fortemente convinti.
Al di là del merito, uno dei motivi per cui il post del blog Given Breath che Kimbeerly Hall scrive è finito fin qui, è legato proprio a questa grosso rimbalzo, l'ampia risonanza presa, nettamente al di sopra delle normali medie: segno di un interesse diffuso sull'argomento o di una condivisione compulsiva - che per riflesso significa allo stesso modo interesse.
Dal mio punto di vista personale, d'istinto reagirei contro: non sono d'accordo su quello che Hall ha fatto e non credo che sia un buon metodo quello di escludere, di tener fuori, certi argomenti. Come se nascondere la polvere sotto il tappeto, fosse sufficiente a far sì che quella polvere scompaia di fatto. Ma ho mille dubbi su quale sia la cosa giusta: l'unica sicurezza che ho è che su certe questioni mi stupisco di come le persone abbiano delle certezze così solide - e mi riferisco a quei migliaia entusiasti che hanno condiviso non tanto le parole ma la sostanza fisica di cui quelle parole consistevano.
Resta comunque una storia che a proposito di reazioni improbabili ed esagerate mi sembra emblematica, ragion per cui trovo ancora più giusto iniziare presto, da prima, ad affrontare l'argomento internet/figli; acquisire esperienze, maturare ragioni e opinioni, architettare pensieri, sedimentare istinti, per costruirmi delle buone linee guida per gestire il rapporto di Tea con internet.
Poi è chiaro, che quello che penso adesso e quello che penserò dopo, verrà del tutto cancellato da quel che farò, e da quel che sarà. Ma mi piace credere così: di avere un po' il controllo della situazione - o almeno immaginarlo.
DanEm Code:
figli/internet,
genitori/figli,
internet,
società,
TEA
Iscriviti a:
Post (Atom)