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lunedì 17 marzo 2014

Sprecare il fiato su Berlusconi candidato alle europee

Silvio Berlusconi con ogni probabilità non potrà candidarsi alle elezioni europee: non potrà farlo in Italia e difficilmente potrà farlo altrove - se n'era già parlato mesi fa, dopo l'uscita di quell'articolo di Ettore Colombo sul Messaggero. Poi magari, chissà, staremo a vedere, ma ci sono delle leggi che per il momento lo impediscono, anche se c'è già chi sta tirando fuori cavilli su cavilli.

Ma il punto politico non è questo, cioè non è la candidatura o la candidabilità di Berlusconi, ma gli errori - al solito - del Partito democratico. Perché se è vero che commercialmente può anche essere giusto spingere la notizia con ghirigori giornalistici che servono ad aumentare le copie vendute (vedi Repubblica, che ancora lì sta) - giusto fino a che il pubblico è così fatto, come in Italia -; dal punto di vista politico, andarci su è tutto sbagliato.

Ed il perché non è troppo difficile se ci si ferma a pensare, e non si cede all'istinto del commento da consenso immediato. Quella di Forza Italia sul leader candidato, è un'operazione di marketing, di comunicazione, di propaganda insomma.

Il motivo, sembra altrettanto evidente: cercare di spostare su FI (e su B) le attenzioni mediatiche, che attualmente si trovano focalizzate altrove; sul governo e su Renzi, oggetti sovrapposti in un tutt'uno, su cui l'intera Italia (Forza Italia compresa) ha scommesso quell'Euro che aveva in tasca. Conseguenza vuole, che essendo Renzi anche il segraterio del Pd, e essendo questo attuale governo molto a targa Pd, quelle attenzioni finiscano a caduta anche sui dem.

E siccome dietro alle attenzioni mediatiche si nasconde il grosso dei voti, è vitale per il centrodestra italiano (quello vero, quello della gente, non Ncd) riportarsi al centro della scena, attraverso l'unico motivo d'interesse e di appeal elettorale: insomma, l'unico asso rimasto ancora nella manica, sempre Berlusconi.

Ora il punto è che se il Pd fa questo gioco, sbaglia in due tempi. Innanzitutto nel presente, infilandosi dentro la discussione, dentro la polemica, spostando il dibattito dalle cose buone del proprio governo e del proprio segretario: in questo momento, è chiaro, che muovendosi fuori dall'azione di governo (traballante anche quella) si rischia il deretano e i voti.

Il secondo tempo, è nel futuro: quando da qui a breve verrà comunicata - per via di quelle leggi - l'impossibilità della candidatura, allora la risposta di FI - ancora propagandistica, ancora padre e madre del consenso - sarà tutta nell'azionare la leva della lotta giudiziaria che sostituisce la battaglia politica, del Berlusconi che non si è potuto candidare per colpa dei veti (legislativi) imposti dal Pd - e poco importa se in realtà non è così -, dell'eliminazione del concorrente per azione giudiziaria e non per forza politica (remember la decadenza?), del vittimismo contro il sistema - argomento, questo sì, di indubbio fascino.

L'unica strategia possibile, allora, è quella di lasciare andare, di farsi scivolare addosso la questione, di evitare reazioni e commenti, perché poi alla fine se quel nome sarà sulle liste chissenefrega. Così si dimostrerebbe da una parte indifferenza verso un fatto relativo che sposta attenzione da argomenti più importanti per l'Italia, dall'altro di non temere nessun genere di mosse dell'avversario, ché si è consapevoli della propria forza elettorale e politica - ma lo si è consapevoli? E soprattutto, forti?


venerdì 31 gennaio 2014

Quell'Europa disumana, di cui ti dicevo

Spunti per la campagna elettorale in vista delle elezioni europea di maggio arrivano da Strasburgo. La Corte europea dei diritti dell'uomo ha rifiutato la domanda di Silvio Berlusconi di trattare "con procedura prioritaria" il suo ricorso contro la legge Severino. La domanda di appello è sta finora soltanto recepita e archiviata in attesa di una decisione.

Da tenere a mente, perché sarà argomento di discussione per quando a Forza Italia servirà di serrare i ranghi e mostrare i muscoli in campagna elettorale per le europee. Quando anche FI scenderà sul campo dell'anti-europeismo a caccia di consensi da rubare al M5S - e un po' alla Lega. Per ora, viste le incresciose vicende che hanno coinvolto i grillini, tutto strategicamente tace, ma non ci sia lungo l'aspettare.


venerdì 29 novembre 2013

Un po' di noia, non solo autoctona

Sì, è vero: la discussione sulla decadenza di Berlusconi è noiosa, noiosissima. Ha ragione Antonello Paciolla, che ieri sera twittava «Quelli che fanno i caroselli, quelli che scrivono "niente da festeggiare, il paese è ancora infettato dal berlusconismo". Che noia, tutti». Vero, si dice e s'è detto.

Epperò non è solo colpa nostra: diciamo che, per continuare con le citazioni - parlando di noia, mi sembra di rigore -, "non è che siamo [proprio solo] così, è [anche] che ci disegnano così". Gli altri. Gli altri Paesi.

E perché oggi è uscito sul Guardian un articolo di John Hopper che scrive che Berlusconi ha sì perso «quell'aura abbagliante che ha accecato gli elettori nascondendo i suoi difetti e li ha convinti ad eleggerlo primo ministro per tre volte», ma «questo non vuol dire che sia finito: rimane il leader di un partito che può contare sul sostegno di 129 dei 951 membri del parlamento italiano nonché capo di un impero economico che comprende tre canali televisivi e molto altro». Insomma ricorda a tutti, quello che in fondo sappiamo già dalle parole dello stesso Berlusconi - con quel programmatico "anche Renzi e Grillo sono fuori dal Parlamento" - e cioè che «la festa può essere finita, ma Silvio Berlusconi sembra ancora pronto a fermarsi per un po' sulla porta di casa».

E perché, come se non bastasse Hopper, a farcire di questioni già dette e ridette questi nostri giorni, oggi ci si è messa anche l'autorevolissima Süddeutsche Zeitung, dove Stefan Ulrich ha parlato di «Berluscomania». «Malattia molto diffusa» che avrebbe colpito politici, giornalisti, giudici, sia a destra che a sinistra. E ci risiamo col polpettone: dice Ulrich che «il berlusconismo viene fuori dal ventre profondo del Paese» e che «si basa sulla demonizzazione di una presunta sinistra comunista, il disprezzo di uno Stato inefficiente, il mancato rispetto delle sue leggi e la volontà di eluderle a proprio vantaggio».

Sarà allora che (forse) un po' il motivo di questa presa stretta - che continua ad essere stretta - attorno alla tematica "berlusconismo", ha anche componenti alloctone? Che anche il "berlusconismo" è diventato uno di quegli stereotipi alla "spaghetti e mandolino"?  E allora tutto non sta in quella scritta sui muri di Roma apparsa poco dopo l'entrata degli alleati "Annatevene via tutti e lasciatece piagne da soli"?

(O forse "ridere"). 



giovedì 28 novembre 2013

#DecadenzaBerlusconi: le reazioni del mondo

Tantissimi siti e giornali di stampa estera hanno parlato fin dalla mattinata di ieri, della decadenza di Berlusconi da Senatore della Repubblica italiana. E la notizia continua ancora ad avere spazio - Anna Ditta per The Post Internazionale ha raccolto in un articolo le reazioni in giro per il mondo, dagli Stati Uniti alla Germania, dall'Australia alla Turchia.

lunedì 25 novembre 2013

Difese immunitarie


Berlusconi ha presentato oggi nuove prove sulla sua innocenza: «carte americane», l'ha definite - per via che vengono da elementi affiorati da un'inchiesta in corso negli Stati Uniti e dichiarati da un manager del Gruppo Agrama, che, ha aggiunto Berlusconi, «sentito per tre volte dagli agenti del fisco americano ha ribadito la mia estraneità alle operazioni finanziarie di Frank Agrama» .

Estrema difesa prima del voto sulla decadenza di mercoledì:  «Vi chiedo di riflettere nell’intimo della vostra coscienza a maggior ragione visto che il voto è palese. Non tanto per la mia persona, ma per la nostra democrazia. Valutate le nuove prove e i documenti che stanno arrivando». E ancora: «Non assumetevi una responsabilità che graverebbe per sempre sulla vostra vita e sulle vostre coscienze e di cui in futuro potreste vergognarvi di fronte ai vostri figli, agli elettori e agli italiani».

A proposito di difese: Wil nel blog "nonleggerlo" ha pubblicato la foto di un succo di frutta danese che aumenterebbe le difese immunitarie e che come slogan ha "more immunity than Berlusconi".

La Danimarca ci ama.

sabato 16 novembre 2013

Un'idea per Marine

L'alleanza degli euroscettici formata da Marine Le Pen e dall'olandese Wilders, si diceva che starebbe cercando in giro per l'Europa dei compagni di ventura - anche per la necessità elettorale di riuscire a strappare una rappresentanza indipendente dopo le prossime elezioni europee.

Con la stroncatura del Movimento 5 Stelle, o meglio di Grillo e della sua strategia politica, che Marine Le Pen ha fatto tramite un'intervista all'Espresso, il discorso odierno di Berlusconi - con tanto di finale tragico, commozione mista al malore prima di scandire la parola "Libertà!", ultimo fiato dell'eroe o "spinaci" del Popeye politico, vedetela come volete  - scopre alcune strade che il Front National potrebbe percorrere. 

Si parla appunto di quella "destra", che cavalcando il populismo si scrolla di dosso quel "centro" - di "centrodestra" - forse da sempre non troppo digerito.

Berlusconi ha detto che «L’Italia è l’economia più solida d’Europa dopo la Germania» dopo una lunga parentesi sulla situazione economica globale, indicando la Germania come la nazione che «dalla crisi ci ha guadagnato» e la Cina e l'India come concorrenti «sleali». Secondo Berlusconi l’unico modo per uscire dall’attuale situazione di recessione è che la BCE divenga un “prestatore di ultima istanza” in modo da opporre «un muro di banconote alle ondate della crisi». E via di richiami, anche sottili, a quest'Europa non troppo amica.

Dunque se non fosse chiaro lo spostamento verso posizioni anti-europeiste, oggi la fondazione della nuova Forza Italia ha scoperto definitivamente le carte. Con ogni probabilità il partito di Berlusconi resterà lo stesso all'interno del Ppe e non si alleerà con i francesi e gli olandesi - che continuano a confidare nella Lega, storico partner - ma la questione riguarda i flussi di voto. L'elettorato che magari potrebbe scegliere di sdoganare definitivamente le proprie visioni e affrancarsi da quel titolo di moderati, da sempre poco digerito - come quel "centro", appunto.


venerdì 8 novembre 2013

Il ritorno dell'autorevolezza

Le dichiarazioni di Silvio Berlusconi di un paio di giorni fa,  in cui ha paragonato lo stato dei suoi figli a quello dei figli degli ebrei perseguitati da Hitler, hanno fatto il giro del mondo. C'era da aspettarselo.

Il settimanale statunitense Jewish Press ha scritto: «Sai che un politico ha perso ogni pudore quando utilizza il ricordo dell'Olocausto per descrivere i suoi problemi legali o di business. Ma quando quella allusione è fatta dall'ex primo ministro italiano Silvio "bunga bunga" Berlusconi - la figura più vicina che l'Italia abbia avuto all'imperatore Caligola - attira una particolare attenzione».

L'agenzia di stampa internazionale Jewish Telegraphic Agency ha riportato un estratto della lettera privata inviata a Berlusconi da Abraham Foxman, direttore nazionale della Lega Antidiffamazione e sopravvissuto all'Olocausto, in cui Foxman scrive: «È doloroso per me scoprire che i suoi figli non abbiano mai veramente imparato la lezione del genocidio nazista del popolo ebraico, dunque vi esorto, in amicizia e di profondo rispetto, a cominciare ad insegnarla loro».

Sempre per quella storia dell'autorevolezza, semmai ci fosse bisogno di ricordarcela.



domenica 6 ottobre 2013

A chi è restata in mano la scopa

Nell'assurdo, quanto drammaturgicamente prefetto, teatrino messo in piedi da Berlusconi - sia chiaro, legittimamente da parte sua, così come legittimamente da parte degli altri - una comparsa è stata già tagliata.

A quel che sembra, infatti, Micaela Biancofiore - la più leale delle amazzoni - ha perso il posto di sottosegretario alle Semplificazioni e allo Sport. Non chiedetevi e non chiedetemi il motivo di fondo del mixage sull'oggetto dell'incarico - sì, beh, insomma, che c'azzeccano le semplificazioni con lo sport? - perché il fatto è un altro.

Biancofiore aveva rassegnato le dimissioni dal ruolo di governo, come richiesta di Berlusconi, insieme a tutti gli altri. Solo che evidentemente distratta, presa dall'impeto del momento, disorientata dal u-turn del Cavaliere, aveva dimenticato di ritirale, poi. Sì, perché infatti tutti gli altri - quegli altri membri dell'esecutivo di casacca Pdl - dopo la fiducia, le dimissioni le aveva ritirate. Tutti meno lei: e così Letta si è trovato "costretto" ad accettarle.

L'unica che alla fine della fiere ci ha rimesso il posto. Spenti i suoni, fermi i balli, accese le luci: la scopa della irresponsabilità che Berlusconi ha provato a passare di mano in mano in un ballo folle col destino, è rimasta in mano a lei - poverina.

E così oggi ha dichiarato: "Chiedo a Alfano se si tratta di epurazione o di mobbing". Scesa da cavallo, sotterrate le armi, presi i panni della vittima.

Cosa che non avrebbe nemmeno troppo senso commentare, se non fosse roba che più che di politica, parla di un cunicolo sociale, un puntino antropologico. Passaggio, minimo, stretto e che non resterà negli annali, della probabile fine di un ciclo - come si dice in certi casi. (Il che non sottintende che non se ne possa aprire un altro, sempre con Berlusconi protagonista, ma questi - seppur piccoli, ripeto - sono i segni della fine di quel ventennio berlusconistico che abbiamo vissuto fin qui).

I picchiatori che si trasformano in vittime, le protuberanze marce di un sistema command and controll che si sta sgretolando, sono due indicazioni che stavolta ha vinto Alfano. (Fin qui).

Chiare, su questo, le parole di commento di Letta:
Ho accettato le dimissioni del sottosegretario Biancofiore perché dopo che i ministri le avevano ritirate lei le ha mantenute. Quindi le ho accettate per far capire che sono cambiate le cose.
Appunto. (Fin qui).



lunedì 30 settembre 2013

Detto con i numeri

Magari è perché ho studiato più cose come la matematica, la fisica e la chimica, piuttosto che altre. Magari è anche un po' per la fissa nel distinguere i fatti dalle opinioni - seppur legittime e di primo piano. Ma a mio avviso, ci sono situazioni che più che con le parole, vanno spiegate con i numeri.

Prendiamo questa che sta mettendo il dito nella piaga-Italia da sabato. Le dimissioni, richieste ed ottenute - con tutti i dovuti distinguo di una situazione in evoluzione e in cui la notizia semmai, è l'assenza di un asservimento totale al capo - dei ministri Pdl. Berlusconi se l'è regalate per il compleanno.

Tralasciando il fatto che magari si possa avere il dubbio che un tipo di 77 anni, vissuti tutti tirati a manetta, adesso possa iniziare a perdere qualche colpo - è umano, è fisiologico, ci può stare; ragione in più per cui non mi sembra poi così tanto il caso, ormai, di seguire sempre quel che dice, sempre e comunque. Ma la questione è grossa.

Quelle dimissioni hanno portato alla crisi di governo - che attualmente non c'è nei fatti, anche se per poco - e si trascinano dietro le parole di qualche giorno fa (il 18 settembre), in cui invece il settasettenne assicurava la fiducia al governo; in un loop allora, a queste è seguita l'apertura della crisi sabato, e lo smorzamento dei toni di domenica, in cui Berlusconi diceva che avrebbe comunque votato la legge di stabilità. Ricostruzione senza deviazioni, che quanto meno fa pensare in un'azione d'istinto, a vista, senza meta - poi magari torna anche buono il discorso dell'età, ma è un po' inelegante e lasciamolo stare.

Il motivo - ad essere benpensanti e a far finta che non si tratti di questioni personali - era o è, che il Pdl non voleva o vuole (chissà se vorrà) essere complice di un governo che aumenta le tasse. Che anche qui, se uno ci riflette, vien da pensare al più becero populismo, al peggior ruffiano verso gli elettori, al liceale che non vuol prendersi le responsabilità - lo spirito è giovane. Ma anche fosse questo, dichiarato per giunta, come ad andare ancora più in là della post-politica, verso una politica con le carte sul tavolo e ben in vista - salvo poi muoverle come "Mani di velluto", o'professore delle tre carte - qualcosa non va comunque.

Su tutto, come spesso accade, ci sono i numeri. I primi, frutto di un rielaborazione dei dati del ministero dell'Economia e Finanze (Mef), da parte dell'economista Prof. Baldassari, parlano chiaro sulla questione tasse e non richiedono commenti ma solo rapida visualizzazione.

via @gmariniello82

I secondo invece non richiedono elaborazioni accademiche: sono lì disponibili. Si tratta del dato Mediaset di oggi, che perde quasi 4 punti percentuali, segno che anche le aziende di famiglia cominciano a risentire di un certo tipo di atteggiamento - lo stesso vale per Mediolanum, berlusconiana per il 35 per cento, che perde altrettanto - non certo accattivante per gli investitori. (A supporto di questo, faccio notare che il Berlusconi moderato degli ultimi periodi, unicità storica per dire, aveva fatto recuperare 1 miliardo di capitalizzazioni al gruppo Mediaset).

Insomma, un fallimento basato sulle frottole. Il primo dato infatti parla del passato, il secondo guarda al presente: per la lettura del futuro invece, consultare viscere di colombe e becchi di falchi, perché quel che succede ormai non lo sa più nessuno - e non c'è retroscenista che regga, serve l'aruspice, o la NitroMemantina.


venerdì 27 settembre 2013

Gente da caserma

Sandro Bondi, senatore Pdl, oggi all'Ansa
In queste condizioni, prolungare l'agonia di questo governo e di questa legislatura non giova a nessuno tantomeno all'Italia. Questo Napolitano lo sa bene
Renato Brunetta, deputato Pdl, oggi a Radiouno 
La fiducia? Se sarà per il Governo, non ci sarà alcun problema
Daniela Santanché, deputato Pdl nonché Pitonessa, pochi minuti fa a "L'aria che tira" La7
Non voteremo la fiducia a Letta 

(Come al solito) per dire: ma quanto meno c'è un difetto di comunicazione.

giovedì 26 settembre 2013

Solo 8 voti per Santanché

L'elezione a vicepresidente della Camera di Simone Baldelli, richiede che si parli anche un attimo della Pitonessa Santanché.

Sì, perché in questo blog ci si era spesi per criticare l'atteggiamento del Pd di fronte alla proposta Pdl del nome della cuneese. Già, perché quell'atteggiamento a mio modo di vedere era inutile, incontinente e puerile - al limite della deriva misogina, o con il rischio che passasse per - figlio di un partito che non esce mai dalla tentazione di mettersi in bella mostra, cavalcando la retorica dell'antiberlusconismo antropologico. Unico - s'è detto diverse volte - vero collante di tutti questi anni. Ai tempi, eravamo a luglio, quel mio post richiese anche una spiegazione, anche a seguito di uno scambio di tweet e qualche naso storto da parte di chi legge. Il senso di quel che dicevo - e cioè che sulla nomina, al di là di evidenze di carattere oggettivo (quelle serie, quelle riconoscibili dal sistema giudiziario, intendo), il Pd non doveva metter bocca in pubblico - non significava ovviamente che per me Santanché fosse un buon vicepresidente. No, nel modo più categorico: ma tuttavia, occorreva andare oltre il pigro ragionamento, l'essere attaccati ai cari stereotipi, e soprattutto - la cosa più importante - occorreva rispettare le legittime, per accordi politici, decisioni dell'"alleato di governo". Qui stava il problema: perché tutta la storia delle Larghe intese, avrebbe avuto senso soltanto se ci si metteva in testa di essere alleati. Alleati del nemico odiatissimo, è vero: circostanza surreale, altrettanto vero. Ma le cose avrebbero funzionato soltanto se si fosse presa coscienza di questo. (Si parla come se, ma a sentir quel che si dice, "È tutto finito, è tutto finito!")

L'alleato del Pd non è affidabile, questo si sa. Ma si sa anche che non perde - e non perderà, tanto è vero quel che è successo ieri, con le dimissioni in massa pidielline annunciate e poi ritirate - occasione per far passare il Pd stesso come inaffidabile, come irresponsabile, infido, insicuro e sempre in guerra. In circostanze del genere, o si sta obtorto collo (e naso) - regolando le situazioni nei luoghi e nei tempi adatti, facendo valere la propria forza senza la necessità continua di mostrare i bicipiti al pubblico, che tanto si sa che i culturisti non piacciono più a nessuno  - oppure non si sta proprio. Nel senso che l'avventura nemmeno si sarebbe dovuta iniziare - nuove elezioni, e forse era anche meglio.

Siamo arrivati qua. Si è scelto un altro nome con Santanché che ha racimolato soltanto i voti di quelli che aveva invitato a cena la sera prima. E dunque che cosa è successo? Delle due, una.

La soluzione a) del quiz prevede che il Pd abbia fatto il giusto pressing, abbassando i toni in pubblico e alzandoli in quei luoghi di competenza - magari in qualche riunione, qualche studio, qualche cena. La via diplomatica, per dire. Questo primo scenario, porterebbe a credere che il Pd sia un partito ancora in grado di muovere gli equilibrio a proprio piacimento, senza bisogno dello show, della rassicurazione della telecamera, dell'aiuto del pubblico e della telefonata a casa. E porterebbe a credere anche, che il Pd non sia impegnato esclusivamente a risolvere le proprie personalissime beghe, ma avrebbe energie di riserva per fare ancora buona cose.

Oppure, è stata una scelta in casa Pdl: rinunciare a Santanché sarebbe nel caso un segno di una differente via politica. Ci può stare, la nuova Forza Italia, anche per dar spazio a quelli che la nuova via la intraprenderanno - e che magari sono gli stessi che già un paio di mesi, storcevano il naso davanti alla scelta della Pitonessa.

E poi, allora, la questione sociale, elettorale, il consenso, la gente. Berlusconi legge gli italiani meglio di chiunque altro. Siamo un popolo stagionale: adesso si cerca calma, sicurezza, serenità, conciliazione. Sa che la nostra gente in questo momento è il popolo di Papa Francesco, il popolo in cui uno su quattro hanno digiunato per la Siria, il popolo a cui alla fin fine piace Letta e le sue Larghe intese, abbassamento dei toni, basta guerre d'ogni genere. Lo stessa gente, che per la stesse ragioni, comincia a storcere il naso a Renzi: il commento sul sindaco di Firenze spesso è diventato "una volta mi piaceva, ma adesso fa troppo casino, ce l'ha con tutti".

Colori caldi, morbidi, protettivi, comodi: arriva l'autunno. L'immagine di quella nuova via politica, è un bel viale alberato, ingiallito, con le foglie che cadono e poco vento, piacevole, che le lascia cadere calme.    

(Su tutto, poi i soliti dubbi, sarà ma: siamo davvero sicuri che questo qua - che sfotte la terza carica dello stato, travestito e truccato da donna, si fa riprendere e mette il video sul suo blog -sia tanto meglio dell'altra?).


mercoledì 18 settembre 2013

La word cloud del videomessaggio di Berlusconi

Oggi alle 18 Silvio Berlusconi ha trasmesso un videomessaggio per fare il punto sulla sua situazione, anche alla luce della riunione della Giunta per le elezioni di stasera che dovrebbe votare la sua decadenza da Senatore.

Per chi non c'era, per chi è stanco e per chi non vuol sentirlo - o per chi vuole rendersi conto di quali sono stati i temi centrali del suo intervento in un'immagine - ho fatto la word cloud.

word cloud del discorso di Berlusconi del 18/09/2013

Europa (che ha pubblicato il testo integrale del discorso) ha messo insieme tutti i videomessaggi del Cavaliere, che alla fine sono molto meno di quello che noi immaginiamo.
Sempre su Europa, c'è il titolo migliore: "Berlusconi ha fatto palo" (e un bel liveblogging di commento).
(E sempre su Europa, adesso c'è anche questa word cloud).

Vedo prevedo e stravedo

Per quel minimo che ho capito e imparato a capire di Berlusconi e di come funziona il suo ragionamento e quello dei suoi elettori - berlusconismo, chiamalo se vuoi - decadenza o no, la spinta politica che guiderà il suo prossimo futuro avrà come base il negare - o il far credere, o il provare a far credere - che il suo ruolo in questo governo di coalizione - "larghe intese" chiamale se vuoi - con il Pd, sia stato marginale.

E che le decisioni sono state prese da altri e che loro - lui e i suoi, il Pdl, chiamalo se vuoi - erano là solamente per senso di responsabilità verso gli italiani, per riformare quello schifo di legge elettorale (eh, ma l'avevano fatta loro: poco importa!), mettere in atto le riforme e provare a risollevare il paese.

Ma poi quegli altri sono quel che sono, "e noi abbiamo dovuto star buoni difendendo i nostri valori e cavalcando le nostre visioni, che erano ineccepibilmente buone, tanto che il più importante risultato raggiunto dal governo è stata una nostra idea (IMU, remember?). Ma quelli sono quel genere di persone, e con loro non puoi starci, e sono gente che vuole la mia testa, gente che usa la giustizia a fini politici" eccetera - che tanto la sapete già.

Insomma, l'obiettivo del Berlusconi venturo, sarà quello di farsi passare avulso dall'attuale esecutivo, sebbene ne sia parte fondamentale e fondativa. Tanto più che sembra che l'aumento IVA - argomento di sicuro appeal populista, da frustare in campagna elettorale - sembra inevitabile.

Poi forse mi sbaglio, ma sarà?

sabato 14 settembre 2013

Il Risto Kallaste di Arcore

Berlusconi, se dovesse decadere da Senatore, potrebbe candidarsi in Europa, nelle liste dell'Estonia. È una ricostruzione retroscenista - rocambolesca e divertente - fatta oggi da Ettore Colombo sul Messaggero e basata sul fatto che la legge Severino non avrebbe valore alcuno al di fuori dell'Italia, e in più sul fatto che i parlamentari europei godono di un'ampia e rigorosa immunità. Berlusconi, spiega Colombo, avrebbe possibili e concreti aiuti da conoscenze a Tallin - legati alla fittissima rete dei suoi interessi - per un'eventuale campagna elettorale.

Colombo sulla questione ci gioca un po', anche se trattandosi di Berlusconi tutto è possibile - vero.

Credo personalmente che sia complicato - e che magari esista qualche normativa comunitaria che recepisce quelle nazionali sul tema dell'incandidabilità. Resta comunque che al momento non lo so se andrà a finire come fece quella volta Giulietto Chiesa - che si candidò alle europee del 2009 in Lettonia, con il partito comunista Pctvl, senza poi alla fine essere eletto - o se tutto resterà fantapolitica (divertente, nel pezzo di Colombo).

Però a me è subito saltato in mente Risto Kallaste, il terzino estone che era famoso rimettere la palla in campo, dal laterale, con una capriola.
Appunto.




Update del 28 novembre: ieri c'è stata la votazione sulla decadenza da Senatore di Silvio Berlusconi. Non si è nemmeno dato il tempo al corpo di freddarsi, che già la questione della candidatura alle elezioni europee al di fuori dell'Italia, è tornata in voga. Sia Libero che il Fatto, hanno scritto a proposito: poi per fortuna ci ha pensato @mazzetta su Giornalettismo a tirare fuori la norma -  Direttiva del Consiglio Europeo 93/109/EC del 6 dicembre 1993 - che altrimenti la tiritera ce la portavamo avanti per giorni.



martedì 10 settembre 2013

E così domani cade il governo

Dunque la tentazione di Berlusconi sarebbe (stando a quanto scrive Paola Di Caro sul CorSera) di andare in Giunta per le immunità del Senato e con un blitz serale - ieri è stata aggiornata a stasera alle 20 a S. Ivo alla Sapienza la riunione e forse chissà anche il voto, quello che invece è più sicuro riguarda la bocciatura delle questioni pregiudiziali - gridare in faccia ai membri : "Quella contro di me è solo una persecuzione, qui non mi si tratta come un senatore come gli altri, ma come un nemico da abbattere a tutti i costi, sono 20 anni che mi si vuole togliere di mezzo, adesso ecco l'occasione per farlo, anche se questo significherà la fine della maggioranza". Sarebbero le sue parole, ricostruite dai retroscena di Via Solferino.

E va bene: umanamente comprensibile - ma si deve in certe casi parlare di umanità, oppure la freddezza delle circostanze deve imporci un giudizio asettico? (Anche perché forse e nonostante tutto, lui e qualcuno con lui, quelle cose le pensa davvero - sottovalutando che la sua decadenza è prassi, diritto e dovere, legge morale per altro, soprattutto in momenti come questi: anche per dare un senso a quella politica che parafrasando il Vasco, ormai " un senso non ce l'ha").

Se d'umanità s'ha da trattare, allora è comprensibile anche il "Muoia Sansone con tutti i filistei" con il quale Berlusconi pensa di far saltare il tavolo, e sull'onda dell'assurdità o della comprensione caritatevole, si può perfino arrivare a comprendere la minaccia d'aventino, una sorta "tanto è tutto già deciso" con cui i membri Pdl diserterebbero la seduta di Giunta fissata per stasera.

Da questo lato dunque quelli che ci siamo abituati a chiamare "i falchi", i sostenitori ciechi del capo - Verdini, Capezzone, Minzolini, Santanché, per dirne alcuni - che stanno al fianco con i tamburi di guerra rullanti e sono pronti a festeggiare un'eventuale colpo di scena. E facciamo finta di capirli, questi che vorrebbero un rovesciamento contro tutto e tutti, indignazione estrema alla lesione personale dei diritti umani - si è arrivati fin là, fino alla Corte a Strasburgo, si sa - almeno per questi che ci credono. E quel colpo grosso, non è detto che non arrivi addirittura con un'intervista bomba, uno scoop storico per certi aspetti, in diretta da Sanremo dove il Giornale sta facendo la sua festa proprio in serata (lo dice Lopapa su Repubblica).

Dall'altro lato, tutti quelli che sulle larghe intese hanno risposto fiducia e speranza: "le colombe" le chiamiamo, transpolitici o postpolitici alla Alfano, e poi gli avvocati che interpretano con logica giuridica e calcoli giurisprudenziali i procedimenti processuali, e con loro i dirigenti Mediaset che con altrettanta matematica fanno scorta dei dati finanziari e sconsigliano ogni tipo di mossa azzardata. Capiamo anche questi, tutti hanno famiglia e di qualcosa devono campare, e meglio farlo tra la serenità dei cieli limpidi e le colombe in cielo.

Sopra, guarda dall'alto il Presidente Napolitano, pronto - a sentir quel che si dice anche sulla Velina Rossa - ad un duro discorso contro chi si renderà responsabile della crisi e della caduta del governo. Come fai a non comprendere pure lui: l'umanità dello stare dalla parte della ragione ultima, spirito d'universalità delle istituzioni, incarnato in un uomo che per ragioni sentimentali - oggi mia nonna compie 92 anni: auguri! - non potrei mai attaccare.

Va aggiunto che l'eventuale crisi sarebbe "al buoi", così si dice. Perché Berlusconi stesso pretende una fiducia cieca, senza indicare la direzione delle proprie mosse.

In tutto questo bailamme, forse la confusione - per quelli che la sanno lunghissima, tutto era premeditato, ma si sa e capiamo pure loro - ha tolto un po' l'attenzione da un fatto successo pochi giorni fa. È comprensibile anche questo, che non si sente il rumore delle onde, se sei su un motoscafo: romba il motore!

In data 5 settembre, infatti, sono state depositate le motivazioni della sentenza Dell'Utri, tra comprensione, umanità, pacatezza e senza troppo rumore - che quello c'era già.

Si tratta di 447 pagine con cui la terza Corte d'appello di Palermo, ha messo giù nero su bianco quelle che erano le ragioni della condanna e quello che l'ex senatore, cofondatore di Forza Italia, ha rappresentato nella storia recente di questo paese. In breve andrebbe anche qui raccontata la sua storia giudiziaria, tanto per completezza e comodità: nel '94 la procura di Palermo aprì un'inchiesta su di lui e due anni dopo lo indagò per mafia. La condanna di primo grado (9 anni) risale all'11 dicembre 2004, quella in appello (7 anni) al 29 giugno 2010. Il 9 marzo 2012 la Cassazione rinvia il processo a Palermo e la sentenza arriva lo scorso 25 marzo: sette anni di carcere per concorso esterno in associazione mafiosa.

In quelle righe si leggono diversi passaggi interessanti:

  • La genesi del rapporto che ha legato l’imprenditore (Silvio Berlusconi. ndr) e la mafia con la mediazione di Dell’Utri, fu un incontro avvenuto a maggio 1974, cui erano presenti Gaetano Cinà, Dell’Utri, Stefano Bontade, Mimmo Teresi e Berlusconi.
  • Incontro organizzato da lui stesso e Cina’ a Milano, presso il suo ufficio. Tale incontro, aveva preceduto l’assunzione di Vittorio Mangano presso Villa Casati ad Arcore, così come riferito da Francesco Di Carlo e de relato da Antonino Galliano, e aveva siglato il patto di protezione con Berlusconi
  • In virtù di tale patto i contraenti (Cosa nostra da una parte e Silvio Berlusconi dall’altra) e il mediatore contrattuale (Marcello Dell’Utri), legati tra loro da rapporti personali, hanno conseguito un risultato concreto e tangibile, costituito dalla garanzia della protezione personale dell’imprenditore mediante l’esborso di somme di denaro che quest’ultimo ha versato a Cosa nostra tramite Marcello Dell’Utri che, mediando i termini dell’accordo, ha consentito che l’associazione mafiosa rafforzasse e consolidasse il proprio potere sul territorio mediante l’ingresso nelle proprie casse di ingenti somme di denaro.
  • E’ da questo incontro che l’imprenditore milanese, abbandonando qualsiasi proposito (da cui non è parso, invero, mai sfiorato) di farsi proteggere dai rimedi istituzionali, è rientrato sotto l’ombrello della protezione mafiosa assumendo Vittorio Mangano ad Arcore e non sottraendosi mai all’obbligo di versare ingenti somme di denaro alla mafia, quale corrispettivo della protezione.
A scanso di equivoci, che magari potrebbero portare a pensare che Dell'Utri - così come e con Berlusconi - sia vittima di estersione e non pienamente attivo nella circostanza - la Corte aggiunge:
  • Non è possibile affermare che Marcello Dell’Utri sia stato una vittima associata in tale destino all’amico Berlusconi. Né può sostenersi che Dell’Utri, dopo avere intrattenuto così a lungo rapporti personali con boss mafiosi del calibro di Bontade, non sia stato consapevole delle finalità perseguite dall’associazione mafiosa. L’imputato aveva perfettamente chiari sia il vantaggio perseguito da Cosa nostra che l’efficacia causale della sua attività per il mantenimento e il rafforzamento di Cosa nostra.
  •  La personalità dell’imputato appare connotata da una naturale propensione a entrare attivamente in contatto con soggetti mafiosi, da cui non ha mai mostrato di volersi allontanare neppure in momenti in cui le proprie vicende personali e lavorative gli aveva dato una possibilità di farlo.
Insomma: erano gli inizi degli anni '70 e il ruolo di Dell'Utri, amico intimo e compartecipe di gran parte del futuro destino di Berlusconi, sarebbe stato quello di trait d'union. Avrebbe fatto da mediatore nel patto tra Berlusconi e Cosa nostra. E dunque, da una lato la Mafia, che si sa che è la Mafia ed è criminale di costituzione, dall'altro Silvio Berlusconi. Ora il punto è, se Dell'Utri faceva da mediatore tra un'organizzazione criminale ed una terza figura, quella terza figura, come può essere definita?

E noi siamo ancora qui a cercare soluzioni, a lambiccarci il cervello, nel tentativo di trovare un'exit strategy spendibile e credibile - o quanto meno legale - per salvare Sansone e far vivere i filistei.

E il problema sono i filistei, sapete? Quelli che senza Berlusconi devono trovarsi un lavoro: e occhio, che mica stanno solo tra i falchi, parecchi sono colombelle - rosse!

Ecco, io per questi non è che abbia gran umanità: anche se #adesso ce ne sono più pochi in giro, ma fino all'altro ieri, hanno provato a convincerci che avessero ragione loro!


Nota: i corsivi riportati riguardano stralci di quelle pagine depositate dalla Corte palermitana, senza editing alcuno, tal quali. Tanto per capirci sul tenore dei fatti.


lunedì 5 agosto 2013

Berlusconi (5 agosto 2013)

Ieri Silvio Berlusconi ha partecipato alla manifestazione organizzata dai suoi sostenitori dopo la sentenza della Cassazione che determinava la condanna definitiva all'ex premier.

È intervenuto dal palco, che sembra sia stato allestito senza richiesta di permesso - come il resto della manifestazione, d'altronde (ma questo è un vezzo che il Cavaliere s'è voluto concedere, per non farsi mancare niente) -, con un discorso emotivo, al solito farcito di populismi e attacchi contro la magistratura e poi è rientrato in lacrime a palazzo Grazioli. Come andrà a finire, non si sa.

Secondo alcuni osservatori, per esempio Michele Brambilla della Stampa, il discorso di Berlusconi guarda al passato. E d'altronde, vicino al simbolo del Pdl, ieri è rispuntato in primo piano quello di Forza Italia.

Intanto per chi volesse, il testo dell'intervento, per intero, è qui. Per chi invece preferisce sintetizzare, invece ecco la word cloud, perché le parole contano. E in momenti come quello di ieri, contavano ancora di più.


venerdì 2 agosto 2013

Sulla condanna di Berlusconi

Non prendiamoci in giro, quello di ieri è un giorno che segna la storia del nostro Paese. Lo si diceva anche, mentre si attendeva la lettura della decisione della Suprema Corte di Cassazione.

La condanna per Silvio Berlusconi è arrivata alle 19:42 dopo una seduta lunghissima, in totale 55 ore. Già questo, di cui tutti stanno parlando, basta per capire le dimensioni di quel che è successo e che sta succedendo e - non illudiamoci - succederà.

Vale dunque la pena, più che aggiungere ulteriori considerazioni personali, tenere qui una specie di diario, una raccolta, di tutto quello che di interessante viene detto - cioè di tutto ciò che vale la pena ricordare.

Ecco i link (come ovvio, in continuo aggiornamento):

- Il video della lettura della sentenza, come documento storico (Ansa).
- Le altrettanto storiche parole con cui Berlusconi ha commentato la sentenza su Rete4 (Repubblica) e il testo completo (Linkiesta)
- Le note del Partito Democratico e del Quirinale sulla sentenza e quella del Governo.
- Luigi Ferrarella sul CorSera, parla di un Berlusconi "non più candidabile" politicamente  - rischia anche il titolo da "cavaliere".
- La BBC parte raccontando il video messaggio
- Per CNN Alberto Nardelli si chiede se questa è la fine del "cavaliere"
- Il Telegraph dice che Berlusconi ha reagito rabbioso nel video dopo la sentenza
- Rachel Donadio per il New York Times fa un lucidissimo ritratto della situazione attuale in Italia
- L'ampio spazio dedicato dal Guardian
- Al Jazeera riflette sul fatto che questa è la prima condanna, anche a causa del lento sistema giudiziario italiano.
- Le Monde riporta in grafica, l'evoluzione nel tempo dei processi di Berlusconi
- Anche Le Figaro coglie l'occasione per fare un excursus sulla vita del Cavaliere
- L'analisi politica del Die Zeit, secondo cui il verdetto non dovrebbe far cadere l'alleanza di governo
- Lo Spiegel mette come apertura un commento di Fabian Reinbold in cui si parla dell'ossessione degli italiani verso Berlusconi
- Anche su El Pais si dà spazio al video ed alla dichiarazione in cui Berlusconi afferma di "essere vittima di una persecuzione"
- L'infografica su tutti i processi di Berlusconi, in corso e non (Repubblica)
- Il fact cheking al video di Berlusconi (Wired)
- Il motivo della condanna, spiegato molto bene con un cartello (Soldionline)
- Concita De Gregorio su Repubblica, con un gran editoriale parla di "mesta messa in scena".
- Ilvo Diamanti su Repubblica parla del timore di nuove elezioni.
- Al solito uno straordinario Filippo Sensi su Europa
- Sul Sole 24 Ore, Stefano Folli elenca le due possibili opzioni a cui ci si trova davanti.
- Sergio Romano per il CorSera, sull'isolamento di quel pezzo di Pdl che si ostina a difendere il capo
- Sul blog che cura per la Stampa, Jacopo Iacoboni sulla triste e felliniana atmosfera intorno a via del Plebiscito

mercoledì 31 luglio 2013

Cosa mi aspetto dal domani

L'arresto di un leader politico, richiama sempre scenari cupi. Dittatori, colpi di stato, situazioni illiberali.

Non è così in Italia: l'arresto, la condanna per meglio dire, di Silvio Berlusconi che potrebbe arrivare già stasera, non rappresenterà la privazione della libertà politica di nessuno. L'Italia è un paese libero, al di là di quello che diciamo, ed è un paese democratico e repubblicano - viva Dio! - perciò comunque vadano i guai penali di Berlusconi tutti gli elettori potranno comunque continuare a votare tranquillamente il Popolo delle Libertà.

Nessuno scenario sovversivo all'orizzonte, se non la legittima pena per reati commessi.

È abbastanza logico pensare che Berlusconi comunque in carcere non andrà mai e - lo dico chiaramente - è giusto che sia così. Un uomo di 78 anni non dovrebbe finire la propria vita recluso, esistono metodi e modi diversi per fargli scontare la pena.

Ma dico altrettanto chiaramente, che se fosse stato il capo del mio partito - il partito in cui ho creduto, su cui ho sperato, che ho votato e che magari ho sostenuto, con energie di vario genere - a commettere dei reati perseguibili penalmente, sarei stato io ad andare in prima fila davanti ai tribunali per chiederne la condanna.

La possibilità che l'instabile equilibrio del Governo non regga lo scossone, è palpabile, checché se ne dica: anche se con ogni probabilità scongiurabile.

Con un'anomalia tutta italiana, secondo cui - devo averlo già detto, ma non ricordo quando - non è il Pd a far scricchiolare quell'alleanza con un partito rappresentato (meglio: emanazione di) da un condannato per gravi reati contro lo stato.

No, qui da noi, è il Pdl il problema: quelli che in altre parti se ne starebbero buoni buoni, ad aspettare il sedimentarsi degli eventi, attaccati a qualche giacchetta per reggere con un piede qua e uno là il tutto, a pregare gli alleati di non scaricarli, minaccia di buttarlo all'aria quel tutto - non che sia granché, per carità.

Perché in Italia è il partito dell'ipotetico condannato che minaccia di lasciare il Governo, se poi la condanna si concretizza? Perché ci siamo messi in testa - c'è riuscito Berlusconi - che la Giustizia non è uno dei tre poteri democratici, ma è emanazione di una parte politica, quella del nemico.

La cosa più ridicola è che non c'è cascata solo quella setta di adepti che è stato finora il Pdl, ma ci siamo caduti anche noi (quelli più in gamba, quelli di sinistra). Noi che speriamo in quella condanna come fosse la soluzione dei nostri problemi, noi che abbiamo fatto dell'antiberlusconismo l'unico vessillo d'unità.

Ecco dunque: cosa mi aspetto dal domani?

Niente, non mi aspetto niente.

Condanna o no, temo che tutto resterà in quello stesso modo: con noi ad inseguire qualche altra chimera - fino #adesso è toccato a Renzi, poi sotto alla prossima. Sempre lì, pronti a celebrarci nei nostri insuccessi, sempre più distanti dalle realtà che ci circondano.

Ho dedicato anche troppo spazio all'argomento: mettete in fresco il lambrusco d'annata e state pronti a stappare.

Augh!  

mercoledì 17 luglio 2013

Antiberlusconismo (giar)russo

La scorsa settimana il senatore Mario Giarrusso del M5S, membro della Giunta per le elezioni di Palazzo Madama, aveva chiesto informazioni sulla concessione delle frequenze Mediaset durante una seduta: "Abbiamo chiesto l’acquisizione delle concessioni per cui Mediaset trasmette e ci è stato risposto da esponenti del partito-azienda che non ci sono concessioni da acquisire. Se la Guardia di Finanza dice che non ci sono concessioni e, quindi, c’è un soggetto che trasmette senza titoli è giusto che venga sanzionato, anche oscurato" le sue parole ai microfoni appena fuori.

E complice il giro mediatico concesso al grillino, a dispetto di quel dice Grillo stesso sulla scarsa visibilità dei suoi (accuse che parlano di visibilità spesso solo in negativo), si era parlato di possibili trasmissioni abusive - addirittura! - da parte dei canali della famiglia Berlusconi. La questione aveva polpa, e si inquadrava nel contesto dei guai processuali del Cavaliere, dunque era attualissima.

Che c'è di vero? Niente, al momento.

Mediaset aveva repentinamente trasmesso una nota, premessa già da alcuni membri del Pdl - questa semmai è l'anomalia a cui ci siamo abituati: che i parlamentari di un partito, si alzino sugli scudi per difendere un'azienda privata, perché è di proprietà del capo del loro partito; si chiama conflitto d'interessi e ce n'è di lavoro da fare.

Tornando alla nota, si legge:
L’istituto della ‘concessione’ nel settore televisivo non esiste più dal luglio 2012, data in cui tutto il sistema ha abbandonato la tecnica analogica ed è passato alla tecnica digitale. Il gruppo Mediaset possiede sia ‘l’autorizzazione generale’ accordata nel 2008 quale operatore di rete, sia ‘i diritti d’uso’ sulle radiofrequenze rilasciati nel giugno 2012

Che cose è successo dunque?

Giarrusso aveva intercettato la parola "abusivo" abbinata ad un discorso sulle frequenze televisive, mischiata a quel "non ci sono concessioni da acquisire", e aveva cavalcato l'emotività, l'istinto e lo stomaco: meglio pensarci fino a dieci come ti insegnano da bambino che andare di corsa, su certe cose.

Ma l'errore, l'incomprensione, la foga, nel provare a smascherare qualcosa di marcio, ci può stare e ci mancherebbe altro. Questo però - intendo il comportamento, il modo e la metodologia - è argomento politico.

Non che Berlusconi abbia bisogno di difese, ma avrei avuto piacere che anche qualcuno del Pd commentasse i fatti, magari riprendendo proprio quella prassi complottista quanto populista, che è argomento di istanze giornaliere del Movimento. Anche per dire, che quella non è buona politica. Riprendendo, ampliando il discorso sia chiaro, quella copertina del Times di questi giorni, in cui si parla dei mali di sostituire le rappresentanze democratiche e le élite politiche con le piazze: "World's best protesters; world's worst democrats".

Parallelismo forse troppo forzato lo so, tra le piazze in rivolta ed il Movimento 5 Stelle nostrano, ma poi mica tanto.

Su questo il Pd ha badato bene di non spendere nemmeno una parola, dicevo. La paura è sempre la stessa: correre il rischio di sembrare troppo vicini a B, troppo Caimani, troppo berlusconalizzati.

Come se non si sapesse già, che l'Italia e gli italiani si sono divisi in due gruppi cromosomici. I berlusconiani e gli antiberlusconiani.

Manualistici entrambi, purtroppo.

giovedì 11 luglio 2013

Basta di prendersela sempre con il Pd

Non sarà di certo questo, e di questi tempi, lo spazio che si ergerà come estremo baluardo difensivo sulle dinamiche del Partito Democratico. E quel baluardo non sarà nemmeno una più pop torretta di Baywatch, dalla quale osservare i bagnanti democrat e scendere col salvagente rosso al primo "aiuto! aiuto!". Premessa d'obbligo, per inquadrare il discorso a venire, nell'ottica dell'oggettività.

L'ipercolpevolizzazione nei confronti del Pd è roba nota, ed è l'unica delle questioni politiche - politiche? - su banco, che riesce a mettere d'accordo tutti, da M5S al Pdl, da Idv (sì, mi dicono fonti ben informate che esiste ancora) a Sel. Riesce a mettere d'accordo perfino il Pd, tanto che è quasi diventata una specie di hobby, molto più manierismo che autocoscienza lacaniana.

E spesso, forse, superate le schizofrenie dell'immediato, diventa anche qualcosa di ludico, per questo che ci siamo tutti almanaccati sul tema, almeno una volta nella vita.

L'etude de cas di ieri (di cui avremo strascichi per i prossimi giorni), è la richiesta del Pdl di bloccare i lavori parlamentari per un giorno - in realtà, la chiusura è stata anticipata di qualche ora - accettata dal Pd, non di buona lena, con i soliti mal di pancia è vero, ma alla fine accettata. Il motivo della richiesta si sa: il rischio che Silvio Berlusconi, già a settembre, possa essere interdetto dai pubblici uffici e soprattutto il "che fare?" a proposito.

Dietro alle mosse del Pdl, c'è molta confusione, assenza di strategia e di guida, navigazione a vista, reazioni di pancia. Il partito non è in fase critica da oggi, è roba masticata: ma effettivamente l'eventuale conferma della condanna a Berlusconi, rappresenterebbe il paradigma di quel dialogo tra Lord Henry e Dorian: "Fin du Siecle. Fin du globe".

Ma è affare del Pdl, di certo. Il Pd, di nuovo, ci finisce dentro, tirato e buttato, invischiato in una giornata terribile, dove la pianificazione politica è andata di nuovo a sbattere con le istituzioni - anche perché, è là che il Pdl ha unico sfogo politico.

Ora, però, è vero che nei dem la comunicazione sia spesso zoppicante e succede altrettanto spesso che si crei una certa discontinuità tra quello che fanno e come lo fanno, e come la gente - gli elettori in primis - lo percepisce; ma è altrettanto vero che sulla vicenda il Pd paga un prezzo esagerato. Le accuse di complicità sono francamente roba da prima elementare, e l'aver concesso quella manciata di ore al Pdl non è che sia tutto questo dramma. E quel "servi! buffoni!" che è salito dai banchi del Movimento 5 Stelle è fuori sincrono. Come è fuori sincrono quel "così muoriamo" della Bindi a Repubblica. E di più, il titolo programmatico del Fatto "Il Pd si cale le braghe, ma solo per un giorno".

Tanto più che semmai, il Pd, è uscito vincitore dalla discussione: il Pdl voleva infatti un sospensione di tre giorni - follia! - che non è stata concessa; e per di più erano addirittura girate voci - Nitto Palma era il whistleblower del caso - di una dimissione in massa, scongiurata anche questa. Anzi, alla fine di tutta la manfrina, ha vinto la linea di responsabilità che il Pd voleva, con Berlusconi stesso che ha placato i falchi.

Sul merito del discorso Pdl, nemmeno vorrei entrare, perché non è affar mio, ripeto: se non fosse che è invece affar mio il fatto che ancora - dopo 20 anni - il destino di questa Repubblica debba essere vincolato agli umori, e di più agli interessi, di una singola persona. Per altro sempre la stessa. È stancante e snervante.

Dunque un'unica considerazione: diceva il saggio "tanti strilli e poca lana, quando si tosa il maiale", per dire che al di là di isterismi e qualche proclamazione identitaria, le alternative non sono praticabili. Non c'è una linea politica da seguire, anche perché in effetti il Pdl sarebbe quello che ci rimetterebbe più di tutti davanti ad uno scenario di crisi, adesso. Per dire che se Lo condannano definitivamente si vedrà: ma se si vuole occupare ancora un posto nello scenario politico, sarà meglio non fare troppo rumore nemmeno in quello sciagurato - per loro - caso.

Certo non ci guadagnerebbe nemmeno il Pd sulla crisi, ed è anche questo il motivo dell'irritazione di Renzi sulla vicenda. Chi, al limite, ci guadagna è Grillo. Che del situazionismo ne fa il pane quotidiano e che, con "un bel po' di guru", si è ritrovato a parlare ai microfoni del dopo-Napolitano, in mezzo a tutto il marasma che si era creato.

Marasma dal quale trae consensi; confusione da cui tira ossigeno politico per uscire dall'apnea dell'ultimo periodo.

Comunicazione, si diceva: siccome una critica al Pd non la si nega mai, allora è su questo che si deve parare. Perché la colpevolizzazione eccessiva è sbagliata, tanto quanto è stato sbagliato non uscire con comunicati in cui si diceva a chiare lettere che quel che è successo - sebbene non sia la prassi da difendere, sottolineato - non è la fine del mondo dal punto di vista tecnico, per questo si è deciso di accontentare il nostro alleato di governo, sottolineato pure questo.

Perché di questo passo, si diventa una macchietta: calamita che attira colpe e negatività varie per ogni singolo pretesto. Anche quello in cui si è concesso quattro orette di tempo, ad una componente politica importante - con la quale si condivide la guida del paese - per fare un'assemblea il giorno che il leader di quella componente rischia (legittimamente magari) di finire in carcere.

Il far passare tutto come inciucio, come gravissima compromissione delle proprie visioni al soldo del potere, come destabilizzazione democratica, semmai è l'anomalia che meriterebbe ulteriore spazio di riflessione e approfondimento.

Riflessione aggiuntiva, che sarebbe poi da porre anche su un'altra anomalia: quella di un paese in cui, un'eventuale condanna di Berlusconi si porterebbe come conseguenza l'uscita dal governo del Pdl. Come una minaccia. Come fosse normale; come se non dovesse essere il Pd, l'altro pezzo di quel governo, a dire "no guarda, io con un partito che ha un presidente condannato, non voglio mischiare il mio destino". Strano, no?!

Ma questo non c'entra, e non è intaccato, dalla concessione della sospensione.

Ps Poi Orfini è quello che è, e tale rimane.