È estate e si legge di più, di solito. Mica vero, per me.
Comunque in questo periodo non collegato sul tema "libri" ho letto un po' di cose, che metterò, insieme a quelle che sto leggendo, in questo post. Per chi seguiva le puntate precedenti, invece, rassicuro che poi alla fine quei libri che avevo in ballo non li ho terminati: non tutti, a dire il vero, perché quello di Corona e di Augias sì.
Sto leggendo, al mare ed esclusivamente quando vado lì, "Sei pezzi da mille" (Mondadori) un grandissimo romanzo di James Ellroy. Grandissimo in tutti i sensi visto che sono 752 pagine e che lo leggo con bassa periodicità. Il libro comunque è molto bello, ma scritto con una sintassi particolare: uno stile frenetico pieno di periodi rapidi e convulsi, tanto che le prime cento pagine servono quasi per abituarsi alla scrittura.
Nel frattempo ho iniziato a rileggere "La fattoria degli Animali" (inutile dire che è di G. Orwell) e poi "Cuore di Cane" di M. Bulgakov- Due libri che mi sono finiti in mano a pochi euro, mentre giravo in una libreria aspettando il meccanico che mi cambiava le sospensioni al Rav.
Ah, a proposito di quello là, ho iniziato anche "Inferno" di Dan Brown: vediamo.
Riguardo a quello che ho letto, invece.
Dunque, ho letto "Oltre la rottamazione" di Matteo Renzi (Strade Blu, Mondadori). Che dire: è scritto male. E quindi essendo un libro di politica, è un bel libro. Nel senso che Renzi - e chi con o per lui - è riuscito a trasmettere tutta una serie di visioni, lucide, con ricostruzioni altrettanto lucide, nel modo più semplice e diretto possibile. Comunque, esprimere un giudizio "letterario" - per quel che posso e per quel che può valere - è praticamente impossibile. Così come mi è impossibile essere completamente oggettivo: chi legge questo blog sa cosa penso di Renzi, dunque capirà benissimo che quel che c'è scritto nel libro lo trovo tutto, grosso modo, giusto.
Poi ho letto "Snob" raccolta di racconti, articoli e osservazioni, presa da "I piaceri e i giorni" di Marcel Proust (Nuova Editrice Berti). Ritratto degli snob, con le loro incomprensibili, assurde, mortificanti abitudini. Inutile dire che è uno spaccato sociale attualissimo: di un'attualità non pasoliana - dovuta ad un nostro, di noi uomini moderni, essere fermi - ma dinamica, ché nonostante le rivoluzioni tecnologiche e le modificazioni delle stratificazioni sociali i movimenti alla base di certi soggetti restano uguali. La descrizione satirica di Proust è eccezionale.
Ho letto anche un volumetto di Jean Ziegler, "Il mercato della fame e la rivolta delle coscienze" (Stampa Alternativa). Ziegler è un sociologo e politico svizzero, che ricopre la carica di Relatore speciale sul diritto all'alimentazione per il Consiglio per i Diritti Umani delle Nazioni Unite. È molto interessante, il tema si riassume in una frase: "Allo stato attuale la produzione agricola mondiale potrebbe facilmente sfamare 12 miliardi di persone. Da un altro punto di vista, si potrebbe equivalentemente dire che ogni bambino che muore per denutrizione oggi è di fatto ucciso".
E poi ho letto un libricino stupido quanto educativo, di Giorgia Meriggi e Paolo Pedote. Si intitola "Comizio d'amore. Manuale di diseducazione sessuale - Il sesso su Yahoo" (Stampa Alternativa). Uno spaccato sociale tanto e come quello di Proust - non me ne vogliate. È una raccolta di domande riguardanti la sfera sessuale, da Yahoo! Answers, che rappresentano tristemente quanto il tema ancora sia oggetto di mistificazione, ignoranza, superstizione, ingenuità e disinformazione. Sarebbe tutto davvero esilarante - e infatti lo è - se non fosse che quelle persone che fanno quelle domande e danno quelle risposte, sono nostri compagni di viaggio.
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sabato 27 luglio 2013
Quello che sto leggendo adesso (16 luglio 2013)
sabato 20 luglio 2013
Quello che gli danno del "Dan Brown"
Ho letto il libro di G. L. Barone, "La cospirazione degli Illumintati" (Newton Compton), che persino in copertina non stentano a definire "il Dan Brown italiano" e che non lesinano sulle aspettative gridando "l'attesa è finita".
Il punto è questo: non è che se scrivi qualcosa mettendoci dentro un paio di morti ammazzati, un simbolo fondamentale della religione cristiana, interessi e poteri forti che passano sopra alla testa di tutti noi comuni mortali, una che segue le tracce di complotti mondiali come un cane da tartufo a Norcia, un delinquente internazionale, allora sei Dan Brown.
Ammesso poi che ce ne fosse bisogno, di un altro Dan Brown - c'era qualcuno di voi che ne era in attesa?.
Comunque, al di là di molte - molte - cose, Dan Brown quando scrive è piacevole. I libri hanno un buon ritmo, si leggono con divertimento (sono un po' indietro, non ho ancora letto "Inferno"): per dirla come la dice Janet Maslin tengono il lettore "avvinghiato all'azione impedendo facilmente il distacco critico". Vero, come sono vere tutte le altre critiche che la stessa Maslin ha espresso e a cui si sono associati molti colleghi. Anche se poi tutti non siamo Maslin e per molti sono capolavori: per me no, ma mi piace leggerli.
Barone, invece, ha scritto un libro in cui i dialoghi sono tremendamente banali e noiosi - spesso didascalia triviale del racconto - che per un thriller o wannabe, non è che sia proprio il massimo. E i personaggi sono del tutto in linea con quel che dicono: prevedibili, retorici, poco interessanti. La storia, nell'ambito del genere - questo genere qua, che deve piacervi: premessa fondamentale - non è neanche male. Come soggetto intendo. Per il resto a mio avviso non vale granché.
Unica scusa per leggerlo è l'estate, l'ombrellone, il sole, un paio di pomeriggi al male. Che per certi versi è più di una giustificazione valida.
Tutto per dire, anche, che è brutto - se non svilente - pensare di definire qualcuno con "il o la pinco pallino italiano/a". Perché poi passa sempre in sottopancia, quel de noantri che spesso risuona sulle orecchie, tagliato fiorentino, di quel Pieraccioni che spiegava che "esto non es agriturismos". Tipo, alla buona, via!
E infatti è così.
p.s. Per chi fosse interessato alla trama, vi rimando al blog ufficiale di Newton Compton.
Il punto è questo: non è che se scrivi qualcosa mettendoci dentro un paio di morti ammazzati, un simbolo fondamentale della religione cristiana, interessi e poteri forti che passano sopra alla testa di tutti noi comuni mortali, una che segue le tracce di complotti mondiali come un cane da tartufo a Norcia, un delinquente internazionale, allora sei Dan Brown.
Ammesso poi che ce ne fosse bisogno, di un altro Dan Brown - c'era qualcuno di voi che ne era in attesa?.
Comunque, al di là di molte - molte - cose, Dan Brown quando scrive è piacevole. I libri hanno un buon ritmo, si leggono con divertimento (sono un po' indietro, non ho ancora letto "Inferno"): per dirla come la dice Janet Maslin tengono il lettore "avvinghiato all'azione impedendo facilmente il distacco critico". Vero, come sono vere tutte le altre critiche che la stessa Maslin ha espresso e a cui si sono associati molti colleghi. Anche se poi tutti non siamo Maslin e per molti sono capolavori: per me no, ma mi piace leggerli.
| G. L. Barone |
Unica scusa per leggerlo è l'estate, l'ombrellone, il sole, un paio di pomeriggi al male. Che per certi versi è più di una giustificazione valida.
Tutto per dire, anche, che è brutto - se non svilente - pensare di definire qualcuno con "il o la pinco pallino italiano/a". Perché poi passa sempre in sottopancia, quel de noantri che spesso risuona sulle orecchie, tagliato fiorentino, di quel Pieraccioni che spiegava che "esto non es agriturismos". Tipo, alla buona, via!
E infatti è così.
p.s. Per chi fosse interessato alla trama, vi rimando al blog ufficiale di Newton Compton.
sabato 25 maggio 2013
Quello che sto leggendo adesso (26 maggio 2013)
Ieri ho letto un bel libro. Un libro ironicamente dandy, alla Max Beerbohm, per dire. Un pamphlet, o meglio ancora un dizionario, sull'esistenza umana: sull'essere persona, adesso, in Italia. Si intitola "Superstorie del tempo presente" scritto da Andrea Salerno ed edito da Fandango Libri. Al di là di quel che dico io, c'è anche una bellissima (come tutto quel che scrive) recensione di Filippo Sensi, aka nomfup, qui.
Ma in questo periodo non è che stia leggendo poi così tanto. Mi porto dietro ancora, un po' pigramente lo ammetto, cose avviate tempo fa. Mano a mano le sto finendo, ma senza esserne profondamente appassionato. Lo faccio quasi come missione, come dovere, con il senso di dare una coda a qualcosa che ha avuto un capo. Non c'è un motivo specifico. Forse è anche che con Tea le giornate sono diventate estremamente piene, e riempite da lei, assoluta catalizzatrice della quotidianità.
Per dire, ammesso che a qualcuno possa interessare, sto leggendo - mi mancano una decina di pagine e credo che la chiuderò qui - "Aspro e dolce" di Mauro Corona - Oscar Mondadori. A me Corona non piace granché, nonostante abbia letto diversi dei suoi libri. Mi piace invece l'atmosfera che riesce a creare intorno ai luoghi del racconto: è calda, rilassante, verace. Riesce ad essere un qualcosa che ti manca quando smetti di leggerlo.
Poi sto leggendo uno piacevole saggio - come tutti i suoi - di Corrado Augias (e Remo Cacitti) che si intitola "Inchiesta sul cristianesimo" (edito Mondadori). Bello, lineare, chiaro. Mi dispiace che stia finendo, per certi versi.
Ancora: in bagno tengo da un po' un libro di Beppe Severgnini, un po' datato, che avevo da un po' e che non mi ero deciso d'iniziare. Forse avevo fatto bene, perché non mi fa impazzire: nel senso che Severgnini è bravo, come si sa e come sempre, il libro è anche divertente (quanto realisticamente fondato). Ma dopo un po', capito no?! Il titolo è "La testa degli italiani" edito Rizzoli.
Poi, così, a tempo perso, è da un po' che leggo anche un libro di Paola Mastracola."Togliamo il disturbo" sottotitolo "Saggio sulla libertà di non studiare" (Ugo Guanda Editore). Mastracola è un'insegnate e il libro parla di scuola. Me lo aveva consigliato mia suocera, e non è per quello che non vado avanti: ma mi sembra che dopo le prime 50 pagine, il resto sia tutto uguale.
Ecco, per dirvi un po' di fatti miei. Nel frattempo ho finito di leggere un altro paio - forse anche tre o quattro - di libri, ma meno importa. Quello che mi interessava condividere era questa sorta di precarietà letteraria, intorno a certe cose che è da un po' troppo tempo che mi sto portando avanti. Magari sono una traccia psicologica: magari, dietro al fatto che non finisca il saggio di Augias c'è da scavare sul mio rapporto con la Fede? O ancora, forse, non sto continuando quel libro sulla scuola, perché sta tirando fuori brutti ricordi, scheletri della gioventù, squilibri adolescenziali ancora non risolti? E il libro di Severgnini. Non vado avanti perché sentir parlare dei difetti degli italiani mi infastidisce, perché come diceva Gaber "non mi sento italiano, ma per fortuna o purtroppo lo sono", chissà?.
O magari niente di tutto questo e il motivo è che strappo - o almeno cerco e cerchiamo con Dan - ore al sonno, tra una pianto, una poppata, una colica e un pannolino sporco. E allora l'energia per leggere la metti un po' da parte.
Boh!?
DanEm Code:
leggere,
letteratura,
pensare,
TEA
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