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domenica 12 maggio 2013

Standing Tall

809, leggasi ottocentonove, partite di Premier League. 527 vittorie, 167 pareggi e 114 orgogliosissime sconfitte. Sir Alex è mito, è leggenda, è il calcio, da molto prima di oggi, il giorno del suo saluto all'Old Trafford. Ma Sir Alex è un pezzo di me, come per ognuno dei calciofili nati negli anni 80.

Perché Alex Ferguson è stato il primo approccio al calcio.
E per quelli come me, tutto è passato dal calcio digitale, quello dei giochini del pc (non avevo l'Amiga e mi toccava il computer di casa), quello di MUFC da scrivere sullo sfondo nero di MS/DOS. Prima dei Sensible Soccer, dei Fifa e molto prima di WE/PES.

E poi con Sir Alex, c'erano Cantona e Keane, Ince, Giggs e Scholes, Teddy Sheringham, i Caplypso Boys, Solskjaer, e poi Cristiano Ronaldo che prima non era nessuno e Rooney.

Ho amato il Manchester United prima di amare il calcio, prima del Milan e dei gol di Van Basten, prima del mio primo gol in partita, prima di imparare a colpire di destro, prima quasi di imparare a nuotare.

C'è una cosa straordinaria, che viene un po' sottovalutata: la grandezza di Alex Ferguson è stata anche nel riconfermare se stesso allenatore, per 27 volte. Non è facile, sembra banale, ma per combattere con i propri spiriti ci vuole una scorza dura: quella che non mancava al tornitore portuale, allo scozzese dei sobborghi di Glasgow.

Se amo il calcio, lo devo soprattutto a lui e al suo ManU.
E se ami il calcio, quei cento passi tra la guard of honor e tra le urla dell'Old Trafford sono tutto quel che vuoi in questa domenica di maggio, uggiosa, che mette in soffitta un pezzo di gioventù.
E poi le parole alla fine, solo, sotto la pioggia in mezzo al suo campo. E Scholes che piange e gli altri che fanno festa per l'ennesimo titolo. Sugli spalti tutti con la maschera di Fergie. Mrs Robinson per l'ultima volta dalla panchina.
Tutto, ma davvero tutto e forse anche di più, per chi ama questo sport.
Adesso ho i brividi.






Link (che ne sono tanti di articoli, che poi magari li aggiornerò, per adesso):
- Bello Pisapia sul Fatto
- Kuper, columnist del FT, )che era stato il primo giornale ad annunciare il ritiro tra lo scetticismo generale)

lunedì 23 aprile 2012

Disposizioni generali contro i Curriculum Vitae

Non so se un giorno sarò mai uno di quelli che deve reclutare, piuttosto che essere reclutato, per qualche incarico lavorativo. Non so, forse non ne sarei nemmeno in grado, chissà.
Se un giorno dovessi farlo, comunque, adotterò un atteggiamento molto critico nei confronti dei curriculm vitae: sappiatelo. 
Non è una qualche forma d'invidia del pene, la mia: è semplicemente una concezione mentale.
Sono da tempo, tanto tempo da essermene dimenticato un po', molto più legato al "quel che sarà", piuttosto che al "quel che è stato". Per dire, che nutro un certo rispetto per il presente, m'informo adeguatamente sul passato, ma quello che davvero m'interessa è il futuro. E non è progressismo da baretto, questo. Per me è così, in tutto e per tutto: sinceramente. 
Certo la contaminazione è forte, questo non posso negarlo: viviamo in una realtà (geografica e sociale, ma anche temporale, se vogliamo) retrograda e retrogressiva. L'ho già detta, questa. Ma tant'è. Mi posso sbattere e torturare quanto voglio, ma difficilmente riuscirò a cambiare il senso globale delle cose: però, posso farlo nel mio piccolo. In parte comunque, perché 'sta contaminazione (ambientale), è  grande davvero. E per certi versi per fortuna, vediamola così. Sempre più odio l'integralismo - è in questo modo che mi piace chiamarlo. L'essere tutto d'un pezzo. Gli irreprensibili sono belli, ma nessuno li invita alle feste in piscina (parafrasando Ze Frank).
Non sia mai, comunque, che da queste righe passi che non do valore a quel che qualcuno ha fatto finora. Ma voglio semplicemente dire, che a me interessa più quel che farà. Preferisco l'energia potenziale a quella gravitazionale. I dati sciorinati, i riconoscimenti e i meriti, i trascorsi e i passati, per me, contano un po' di meno di quelli futuri. A me interessa come, e se, avrai voglia di incrementarli quei dati o arricchire quel palmares di trofei vari: a me interessa la persona che sarai, molto di più di quella che sei o sei stata.
Non pensate nemmeno, che c'entri qualcosa la fiducia o sfiducia - guardatela da dove vi pare - eccessiva,  verso gli altri.
È semplicemente che a me piacerebbe che il curriculm venisse presentato utilizzando una matrice a doppia variabile: da un lato  le tue abilità, le tue competenze, quello che sei diventato, i tuoi fregi; dall'altro - e per dirlo sono ricorso addirittura al punto&virgola - quello che vorrai fare, come vorrai diventare, di che titoli ti fregerai. Questa è la parte sostanziosa: a me non interessa il dotto fermo, a me piace il Somaro che corre. 
Con tutto il rispetto per i dotti, i dottori e i dottorini, ma soprattutto per i somari, i lunghi curricula,  i management skills  di vario genere e i problem solving.
Nota per i problem solving: se ce ne fosse uno all'ascolto, si palesi. C'è del lavoro, mal retribuito, da fare.  








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giovedì 1 marzo 2012

Ciao sono io

Che cos'è "Made in Yourself"?
Confusamente ho provato a tracciare i Loci Argumentorum - pregasi di notare la citazione da alta letteratura, che lascerò ai posteri insieme a poco altro, e che ha come unico scopo quello di far fronte a milioni di sghemberie lessicali, grammaticali e perché no, sintattiche - in quel post scritto esattamente un mese fa.
Ma di rispondere che cos'è, ancora non sarei capace. Non so nemmeno che cosa non è. 
Se poi fai una foto così...è
ovvio che sia difficile capirci
qualcosa, no!?
Mi piace pensare, anche se mi è difficile - ho studiato la matematica, la fisica e la chimica, io! -, che è tutto un divenire. Sì: è poco pratico e pragmatico, anche per me, però accontentatevi. 
La situazione, mi fa venire in mente mia cugina Arianna - che a dir il vero, io chiamo Arrrianna: chissà perché ho sempre avuto difficoltà con quella doppia - e una cosa che succedeva quando eravamo piccoli. Ho sempre ammirato la gente che sa disegnare: lei sapeva farlo. Ogni volta che cominciava a mettere una matita sul foglio, io mi incantavo. Ma non riuscivo a passare nemmeno un minuto, senza chiederle "che cosa disegni?"; lei mi rispondeva puntualmente "non lo so, vedremo". Dall'incanto alla voglia di scoprire, passando per una buona dose di nervosismo (non riuscivo a capire come una potesse mettersi a disegnare, senza sapere cosa stesse disegnando. Sì, in effetti la colpa del mio pragmatismo non è tutta nella matematica e affini. ndEm). 
Per certi versi, e per questo momento, la sua risposta è l'essenza del made in yourself. Soprattutto perché Arrrianna adesso è diventata una che disegna quadri - passando da una laurea in psicologia - di lavoro (scrive anche un blog, qui. Leggetelo, soprattutto se siete mamme, o donne, o avete a che fare con loro).
Non vorrei essere biblico, ma secondo me, la metafora calza - adesso parlo con te Daniele, che del myf sei il fautore.
Oppure no, boh? 
Forse "Made in your self" è quel che ognuno vuole. E in fondo, dovete dircelo voi che leggete cos'è. O ancora, dovremo scoprirlo noi. 
Per me, per il momento, è quel disegno col puma, a casa di mia nonna, fatto da mia cugina...perché a me piace - torno a ripeterlo come l'altra volta! - che Made in yourself, sia qualcosa da toccare!

Nota per i lettori: in questi distorti e discutibili ragionamenti, non c'è implicita nessuna forma di captatio benevolentiae - mi voglio rovinare: due citazioni in latino, regalate in un solo post... -. Nessuno di noi, ha intenzione di aumentare in voi la curiosità, verso questa creatura ridolfiana, della quale amo potermi considerare zio - o almeno testimone del battesimo - per chissà quale secondo fine. 

E' così. Punto e stop. Tilt shift, insomma!


Links
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. Le cucine di MYF
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mercoledì 1 febbraio 2012

Made in yourself

Spunto dallo spunto datomi - che brutto modo di dire: "datomi" è davvero una brutta parola. Mi fa venire in mente quei completi marroni, abbinati con camicie in tono e cravatte ad improponibili righe. Americani porta-a-porta, tipo -  da Daniele, per scrivere qualcosa di confuso...premessa per dire che questa, semmai, potrebbe essere una bozza. 
Il movimento: Made in yorself. 
Il nome è figo. Nel senso che quel "Made in..." che adesso va tanto di moda - ma anche di modo -, con a fianco quel "yourself" mi piace, parecchio. Non credo che vi interessi sapere perché, quindi vi dico che mi piace e basta: e me ne sbatto se tanti vorrebbero sostituire quel "mi piace" con qualche altro termine o locuzione, perché "basta co'sto facebook....e non facebookkiamo il linguaggio..." e menate varie. "Mi piace" si dice così: quando appunto una cosa ti piace. E' italiano, e io lo uso.
foto di Matteo Manfredi - dal blog di Daniele
Lascio a voi commenti in merito alla foto. Non conosco personalmente Matteo Manfredi, ho visto parecchie foto sue e devo dire che mi piacciono - sìììì! Continuo ad usarlo - come mi piace questa - adesso ci sto andando a ruota!. Il ferro da stiro, "the iron side" è simpatico, tralascio la canotta giusto perché in fondo il fisico c'è, ma i boxer!? Adesso, io conosco Daniele, quindi so benissimo che dietro quei boxer indossati dal losco figuro soggetto dell'immagine, c'è un mondo...ma vaglielo a spiegare agli altri...Apro parentesi: quando parlo di "un mondo" non intendo quel tipo di mondo che ha fatto di Rocco Siffredi il suo imperatore. Chiusa parentesi, ma era giusto sottolinearlo.
Va be. Noi siamo la generazione "Made in yourself". Almeno, noi due - sto parlando con te, Daniele - lo siamo di sicuro. A noi, gli aiuti (intendo quelli di settore, intendo quelli che spostano, intendo quelli che in altri luoghi chiameremmo magari "raccomandazioni") non ce li ha mandati nessuno. Per noi la sussistenza umanitaria delle nostre famiglie, è stato tutto. La forza, di ferro - o del Ferro, adesso vedi tu. (è un inciso a titolo personale, che non va nemmeno spiegato, perché fondamentalmente è una cazzata. ndEm) -, ce l'hanno data loro. 
Ameicanizzando il tutto, potremmo dire che ci siamo fatti da soli - self made men. E non ci siamo fatti solo. E non ci siamo fatti da soli, come gente ai tempi della "Sala Giochi" - messo tra virgolette, perché questo credo che sia il nome proprio, proprio, del posto che frequentavamo da ragazzetti. 
"Fatti in se stessi". Fatti o facenti. Nel senso che, parlo per me - ma conoscendoti posso anche prendermi il permesso del plurale - noi ci stiamo facendo. E anche se fossimo "fatti", per quel che siamo, non ci fermeremmo di sicuro. Anzi, proporrei - azzardo - che quel "made" venisse sostituito da "making". Hai intenzione di fermarti tu? Non credo, quindi...making è continuo, dinamico, cresce, cambia, si muove, si crea.
Fatti, e non "falsi da sè". Siamo sinceri: in fondo - al di là di qualche puerile accusa contro cui ho lottato soltanto con le risate - siamo gente vera noi. Quello che siamo, quello che abbiamo, quello che ci siamo fatti, insomma quel "fatti" è roba vera. Pesante come l'acciaio. Roba nostra.
Ho detto qualcosa sul chi e sul cosa, sul perché, ho accennato sul dove: completa le cinque W con il quando. Adesso. Nel peggior momento storico che potesse capitarci, forse. La crisi, sai, lacrisi. Oggi è entrato a studio un signore di una sessantina d'anni. Indiano. Faccia da National Geographic Portrait. Mendicante, con una dignità da vendere. La prima cosa che mi ha detto è stata: "C'è la crisi...". Non aggiungo altro. Insomma il peggior momento forse. Perché c'è poco da mangiare, tutto intorno all'osso. Cani randagi e da salotto si azzuffano per quel briciolo di carne e bla bla bla....Ma riflettendoci: questo è davvero il momento peggiore? Secondo me per niente. Tu lo so che mi capisci.  

Interrompo qui. Perché? Perché primo fa figo. Secondo l'opera incompiuta - postuma magari - vi farebbe arricchire ( a te andrebbe la direzione artistica, ma lascia a Dan il resto). Terzo, soprattutto, perché l'avevo detto che erano cose confuse. Che integrerò. E magari finirò anche. Diciamo che all'incompiuta e al postuma, ci penserò tra cento/centodieci - scritto a numero, così è inequivocabile, tipo sugli assegni - anni. 
Ma voglio scendere nel popolare - nella duplice accezione: successo e del popolo - e concludere con quel "fatti non pugnette" che nel caso nostro non è mica tanto vero. Noi molti fatti, va bé, ma anche tante pugnette...








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