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venerdì 1 marzo 2013

αίμα

Che poi vuol dire sangue, per quelli come me che non hanno studiato greco.
Che poi la Grecia torna di moda, perché senti tanti che fanno i saputi dicendo "si fa la fine della Grecia", ma poi ci sono quelli, più profondi e conoscitori delle questioni del mondo che dicono "no! noi non saremo mai come la Grecia!".
Ma che vuole dire 'sta Grecia. Che vuol dire fare la fine della Grecia?
Per esempio vuol dire non avere i soldi per pagare 4 milioni di Euro alla Svizzera, che è il principale fornitore di sangue, plasma, per i greci. E mi sembra giusto dirlo, dopo che son passati un paio di giorni, dove ho speso tempo a disegnare scenari politici vari.
Quattro milioni di Euro sono una cifra misera per uno Stato, di cui è razionale pensare che molti italiani addirittura dispongano personalmente. Ma quando si fallisce la situazione è questa. 
A questo punto, perché non pensiate che sia scandaloso che si paghi il sangue va detto: il sangue è gratis, non costa, come è ovvio. Costa il sistema di comunicazioni e di persone, necessario per portarlo dalla Svizzera alla Grecia. E per intenderci, non è che la Grecia sia semplicemente irresponsabile: c'è un problema sanitario dietro che si chiama talassemia e che impedisce a chi ne è affetto di donarlo. 
E, allora, non c'è nemmeno da dire "cancella il debito": non si tratta di debito, si tratta di un costo, che è diverso da un debito. È quello che serve per pagare gente e strumenti, la logistica come si dice, per fare un servizio. Che nessuno vorrebbe pagare perché è un servizio fondamentale: il sangue serve per vivere. E in questi casi, è lo Stato che mette i soldi. Funziona così, di solito. Anche senza troppo assistenzialismo.
Dunque, spero per noi, che nessuno possa arrivare, il giorno prima di un'operazione chirurgica, a doversi chiedere con quella solita superficialità, che significhi "fare la fine della Grecia".



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Un male di quella sedia vuota

Credo e l'ho creduto da subito, e lo dico da credente praticante cristiano cattolico, che le "dimissioni" di Papa Benedetto XVI siano state accolte dal mondo, dall'Italia sicuro, con una certa superficialità. 
Lo credo ancor di più da laico osservatore delle cose di questo Mondo. 
Il Papa, secondo uno dei dogmi fondamentali della Chiesa Cattolica, è eletto in conclave su intercessione ed ispirazione dello Spirito Santo. Un Papa non è frutto di democratiche elezioni. Un Papa non si elegge su internet. 
C'è una grande banalizzazione del gesto della rinuncia (chiamarle dimissioni è un deficit semantico): un uomo diventa vecchio e come succede per un'impresa, in un'azienda o in politica, si dimette per vecchiaia. Deve o dovrebbe essere perfettamente chiaro a tutti, che non è così. Quello che è successo ieri, o in quella conferenza stampa dell'annuncio di qualche giorno fa, è uno sconvolgimento assoluto per la Chiesa, e diciamolo chiaramente per tutto il Mondo. Cristiano e non. Credente e non. Il Papa non è un fatto della Chiesa, il Papa è di tutti.
Il Canone 332 comma 2 del Codice di Diritto Canonico, consente la rinuncia: è vero. Ma qui la questione va complicandosi, e la complicazione sta nella definizione stessa che la Chiesa ha coniato per Joseph Ratzinger: Papa Emerito. La domanda allora è: un Papa, può farsi da parte, essendo ancora Papa? Il fatto tecnico, non può essere confuso con la sacralità: il Papa è stato eletto, è stato il Vicario di Dio in Terra, non è un uomo come un altro. E credo che il problema dogmatico un tantino si ponga.
Questo basterebbe per rendere densa a sufficienza la questione, e mi va di sottolinearla perché con le nostre umane abitudini, rischiamo di contaminare tutto. E che si sia credenti o meno, una riflessione deve essere fatta su questo. L'antropologia positiva rischia di trasformare tutto ciò che trascende (anche il semplice quanto complesso sentimento umano) in qualcosa di pragmatico: lo dice uno che si è laureato in Scienze. A maggior ragione la questione andrebbe affrontata con profondità se si è cristiani, credenti.
L'omologazione delle dimissioni-del-Papa e la figura creata dalla Chiesa ad hoc, rischiano questa desacralizzazione. Prodotta a sua volta dalla banalizzazione di un mondo che non approfondisce e non interiorizza. 
Ma quanto le "dimissioni" di un Papa possono correlarsi con una società secolarizzata? Da questo può nascere un altro punto di riflessione: la possibilità della creazione di un precedente, moderno, contemporaneo. E il precedente può produrre destabilizzazione o l'occasione per destabilizzare. 
Quanto di questo gesto sarà soggetto all'omologazione (un Papa che nel suo governo, si gestisce come qualsiasi altro reggente o leader) e quanta sarà la sacralità profonda, la spiritualità, che andrà a rafforzare quello che lo stesso Ratzinger definiva "l'anacronismo della Chiesa rispetto al Mondo" (passaggio profetico)? Tutto dipende dal prossimo Papa, di sicuro. Così come dare risposta al quesito che la Chiesa si pone negli ultimi due secoli, cioè "adattarsi o no al Mondo". La risposta finora è stata che la Chiesa Cattolica non si fa dettare l'agenda da questo Mondo (anche perché altrimenti perderebbe parte del suo senso), ma dopo il gesto di Ratzinger quanto cambierà? 

giovedì 28 febbraio 2013

Bomba al piede

Che l'Italia è in una situazione d'ingovernabilità, ormai l'avete sentito dire anche al gatto. Lo sappiamo scientificamente e numericamente, ce lo siamo somministrato, quasi quasi lo stiamo sedimentando. 
È un Paese con una memoria cortissima, il nostro: quello che è successo appena lunedì, sarà presto cancellato dai luoghi del weekend che sta arrivando e dal solito casual friday che porterà i toni e i temi della discussione, verso sponde più easy. D'altronde il casual friday è italian, mica turkish!?!
Passando oltre la critica di costume, che accompagna con piacere i miei ragionamenti (ma l'antropologia è in noi, che ci volete fare!?), lancio la bomba, a salve. Al piede, come una palla.
Lo scenario politico è vasto, un paio di simulazioni l'ho già scritte ieri: ma la notte porta consiglio. Ed il calare delle tenebre, ha insinuato in me una lugubre, quanto possibile soluzione.

GRILLO (o chi lui vuole, il capo è lui!) AL GOVERNO. IL PD APPOGGIO ESTERNO.

mercoledì 27 febbraio 2013

Come farà Grillo a prendere il 60% alle prossime elezioni

Il momento è critico, la fase frizzante, la democrazia debole.
C'è spazio per dir cazzate d'ogni genere, ed è questa la ragione del titolo: ma anche no!
...magari non sarà proprio 60%,
ma giù di lì!
Probabilmente alle prossime elezioni non riuscirà mai né il M5S, né nessun altro partito, a raggiungere percentuali bulgare come quelle. Non in Italia. Non in nessuna rispettabile libera democrazia. Ma c'è una serie di cose, che potrebbero far crescere, e di molto, il consenso di Grillo. E vanno al di là del sentimento popolare: diciamo che sono cose strettamente legate al prossimo futuro politico, con accezione ai partiti.
Gli scenari, molteplici, sono stati tutti evidenziati, ma val la pena riflettere su un paio (che siccome siamo in Italy significa tre; nota per gli stranieri. ndEm).

martedì 26 febbraio 2013

Perché il messaggio di "smacchiare i giaguari" non ha funzionato, e qualcos'altro

Si è votato ieri: ancora le schede sono calde delle mani degli scrutatori. È ovvio pensare, che con quello che sto scrivendo, non sto aggiungendo niente di così nuovo alla riflessione post-elettorale: ricca, profonda, studiata, scientifica. 
Ma altrettanto ovvio, che un blog come questo, scritto da uno come me, qualcosa dovesse pur dire sull'#elezioni 2013: anche perché - e lo dico francamente - chi non si è fatto un'idea, chi non ha seguito con attenzione, chi non è minimamente interessato da ciò che succede e succederà, è un guitto, ignavo, indegno di ogni altra definizione, indegno di essere cittadini di questo o qualche altro paese. Lo dico, lo confermo, e lo ridirò di nuovo ogni volta che dovessi accedere all'argomento.
Detto questo, adesso proverò con un modo schematico, di trasmettervi almeno un po' (diciamo per la parte più lineare) di quel che mi frulla in testa. Tipo psicoanalisi, dai.

sabato 23 febbraio 2013

Contro l'inutilità

È una barbarie assolutamente, unicamente e tristemente italiana.
Piano piano, man mano che si avvicinano i giorni delle votazioni, comincia a strisciare prima, ad essere quasi sbandierata poi, la stupida prassi de "l'utilità del voto".
Pragmatismo, per voler trovare un lato buono, completamente fuori senso, in un paese che del barocco intellettuale e del poco senso del realismo ne fa quasi un vanto.
Noi non siamo calcolatori: noi al più siamo furbetti, astuti, intuitivi, a volte opportunisti (ma nemmeno troppo), acuti, intelligenti, ma non calcolatori. Noi siamo un Paese romantico, morbido, sugoso, profumato, polemico e arzigogolato. Ma non siamo calcolatori, mai, in niente. E perché dovremmo esserlo al momento del voto?
Ogni croce messa, nel più remoto (di consensi) simbolo, ha dietro un valore incommensurabile. Lotte, sudore, fatica. Diritto di esistere e d'espressione. Libertà. E non lamentatevi che in Italia è troppo poca, perché molto probabilmente poi siete gli stessi che invitate a ragionare su dove porre il consenso, basandovi sulle percentuali: voi siete i primi a non meritarvela la Libertà.
Allora domani votiamo! Votiamo chiunque: utilmente. Perché ogni voto è utile, anche quello espresso verso il più remoto (di visioni) da me. E mi batterò con tutto me stesso perché lo sia. Sempre.
L'unico voto inutile, è quello che non espresso, forse. Ma anche in questo caso, crescendo, sto cominciando a capire. Comincio a comprendere il diritto a dire "no": voi politici, voi candidati, voi non rappresentate nessuno (nessuno), ciò che io vorrei rappresentaste, e per questo NON verrò a sostenervi. Legittimo. Non lo condivido a pieno, ma è legittimo anche questo. Protesta migliore di tante altre, salvo poi ritrovarsi a mangiare, un menù scelto da qualcun altro. 
Io comunque andrò, perché sono contaminato da questo mondo. Per certi versi è un vanto, per altri un limite. Ma andrò e voterò, liberamente, senza che nessuno posso minimamente permettersi di supporre l'utilità della mia X.

Ad maiora






Tanto per sgasare i grillini

Ho scritto un post su Le discontinuità di Lehmann in cui ho ripreso un articolo di Lebaration (ripreso a dire il vero anche da ilPost) in cui si accenna ai metodi con cui si calcola, nel Mondo, l'affluenza ad una manifestazione pubblica. 
Tanto per capirci, non erano quel numero che dicono, anche perché più di un certo "tot" era impossibile che c'entrassero: questione fisica, architettonica per dire, proprio di spazi vitali e di sopravvivenza, insomma. E poi c'è una foto, al link, che riguarda il giuramento di Obama: ecco, quelle erano 800mila persone, forse anche qualcuno in meno. Per capirci, éh!

- Il questore in questura a quest'ora non c'è



venerdì 22 febbraio 2013

Il Mago Zurlì

È inutile aspettare oltre. È presto, ma la cosa più divertente dell'anno domini 2013 è successa ieri.
Ammetto con sincerità che l'avevo trascurata: non ci avevo creduto - o il mio inconscio non voleva crederci - e per tanto non avevo approfondito. E non è che servisse chissà quale approfondimento.
Comunque sì: in questo straordinario Paese, un futuro candidato premier, è stato smentito da Mago Zurlì.
Perché va bene l'anacronismo, e tutto quanto il resto, del mentire sui titoli accademici (che se poi non sbaglio costituisce anche reato, ma non viene detto troppo perché c'è di peggio. ndEm), ma come se non gli bastasse, l'eroico Oscar Giannino ha mentito anche su una sua partecipazione a Lo Zecchino d'Oro.
Che poi a che servirebbe millantare un credito tale, non è chiaro: si potrebbero fare battute, ma nulla sarebbe tanto comico da avvicinare minimamente la realtà.
Giuro, non riesco a smettere di pensarci.
[FERMARE IL DELIRIO]

Link:

giovedì 21 febbraio 2013

The importance of being Giannino

Quello che stupisce di più della vicenda Giannino, lauree e master, è l'inutilità. La stupida, anacronistica, vuota, inutilità di quello che ha fatto.
Nel 2013 è talmente tanto ovvio avere una laurea o un diploma universitario, che porta ad essere stupidamente senza senso il vantarsi di averli ottenuti, e ancora di più il vantarsi di averli quando invece non si hanno. 
Inutile stupidità, di un uomo forse molto pieno di sé, e posso essere d'accordo sul farmi ingannare dalle apparenze, ma che intorno a quel sé aveva costruito un gruppo. Persone che in lui credevano, o quanto meno credevano in quel che diceva: ne erano affascinate, al limite. Tutto buttato al vento?
Non so, vedremo. Di sicuro la scure mediatica, d'opinione e popolare, s'è abbattuta senza pietà alcuna: e a ragione. Le dimissioni, c'è chi dice un po' finte anche quelle (ma d'altronde, le schede elettorali erano già stampate, come si poteva fare? ndEm) sono probabilmente il capolinea di un movimento politico che rappresentava la second choose di molti. Nel senso, che Giannino con Fare, sarebbe stata la miglior scelta per molte persone, se non avessero votato per e non avessero pensato all'"utilità del voto" (barbara prassi, tutta italiana, che mette gli elettori in fascia A e B). Tanto che ragionando giorni fa, pensavo al fatto che se in una specie di flash mob, domenica, tutti quelli a cui Giannino piaceva, avessero deciso di votarlo, avrebbe preso più voti del Pd o PdL. 
Ma così non sarà, non sarà per una cretinata: una virtù inutilmente millantata, da chi intorno a quella virtù, aveva già guadagnato - sul campo - rispetto completo.
La gogna è ovvia: presumibile in certi momenti, auspicabile sempre. Qua c'è un bel pezzo di ragionamento: nel senso che, guardando al futuro, ben venga tutta questa attenzione etica - che altrove ho definito "scandinava" - verso chi ci rappresenta. Il fatto che sia mancata ieri, non può essere un deterrente per il domani. Se un politico sbaglia, su qualcosa che viene ritenuto grave, allora è giusto che per punizione prenda la via della dimissione. Ma la questione è anche, quanto vale quel "qualcosa" e chi decide quel "ritenuto grave"? Alla seconda, il popolo, risponderete voi: ed è giusto che sia così, ma quel popolo sarà in grado di essere altrettanto imparziale, laico, anche nei confronti di quegli "eroi" di massa. Giannino, buffamente vestito, velocemente apparso alla ribalta politica, era un buon bersaglio: ma se fosse stato Berlusconi o Bersani con tutto il pacchetto ideologico rappresentato? E Grillo? L'atteggiamento sarebbe stato lo stesso? Facciamo finta che voglia credere che in fondo la visione etica e morale, il buon senso, il rispetto, la dignità personale e sociale, di questo paese siano veramente in cambiamento, positivo, e chiudo qui.
L'altra domanda riguarda quel "qualcosa": come può essere identificato? In un paese che ha propensione alla giustificazione su qualsiasi bassezza, debolezza, infimità, basta che venga ben incartata in TV, come è possibile segnare questo spartiacque? La risposta non la trovo, ma quello che mi trovo a dire, è che il valore di quel che ha fatto Oscar Giannino - sottolineando la premessa, che lo trova completamente stupido - è assolutamente inferiore, in termini assoluti intendo, rispetto a comportamenti che una parte di noi ha avuto modo di assorbire di buon grado. E non è una questione di "due pesi e due misure", non c'entra questo: quello che c'entra è soltanto cercare uno spunto di riflessione.
Per dovere, va detto, che i dubbi intorno agli studi di Giannino, sono in rete dal 2011: sulla pagina di Wikipedia - che molti di voi non considerano all'altezza della propria sete di conoscenza, e invece - a lui dedicata, nella sezione commenti, girano già questi dubbi. Il link lo trovate sotto, è l'ha scoperto Luca Sofri.

UPDATE: quel che è scritto resta, ma permettetemi di correggere il tiro e rivedere un po' le mie opinioni dopo aver sentito certa roba: IL MAGO ZURLI'

Link:

mercoledì 20 febbraio 2013

Fenilbutazone: rischi sanitari della carne di cavallo

Breve considerazione/informazione su quelli che potrebbero essere i rischi derivati dall'assunzione della carne di cavallo nei ravioli Buitoni. Anche se a quanto pare, le problematiche sono minime, val la pena di sapere.

martedì 19 febbraio 2013

La macchina del fango colpisce anche Angela Bruno. Galan docet.

Da quando, circa un anno e mezzo fa, Berlusconi non calcava a suon di tacchi le scene politiche italiane, diciamo nel periodo di letargo, di riposo, di astinenza, di pace, che dir si voglia, un certo modus operandi era venuto meno.
Di fatto: non per considerazioni o illazioni, tralasciando il background socio-politico dello scrivente. Di fatto, le barzellette alle conferenze stampa, i gesti istrionici da pulitore di sedie, le battute sessiste da spogliatoio uomini in palestre di scuola media, non facevano più parte della dialettica politica. Non scomodiamo la dialettica: del "modo politico".
E tralascio l'excursus di questi giorni, per arrivare subito al punto. Le battute ad Angela Bruno (che per chi se lo fosse dimenticato è la dipendente di Enel GreenPower, alla quale Silvio B. chiese "quante volte viene". ndEm), sono state di basso livello - anche ironico, intendo - ma ciò che è stato peggio è stato quello che è successo poco fa ad Agorà.
Con un tempismo non più rodato come ai vecchi tempi, infatti, si è rimessa in moto anche la ben nota "macchina del fango" - che credo di non aver mai definito così, giusto per anticonformismo. Colpiti a giro un po' tutti, piano e più sommessamente di una volta, ma comunque colpiti: tremendo è quello che il messo berlusconiano Galan, poveruomo, ha detto oggi della Bruno. 
Interpellato da Vianello sul caso del siparietto di qualche giorno fa (ecco il link al video), ha cominciato a muovere tra le mani il suo iPhone, facendo intendere che aveva a disposizione, degli sms (privati e protetti da privacy, come una volta i suoi amici sbandieravano, tanto per ricordare. ndEm), nei quali   lei avrebbe per così dire dichiarato la sua "disponibilità alle battute del Cavaliere": circostanza che avrebbe remato contro alla pubblica richiesta di scuse, che invece la Bruno aveva invocato ieri da Formigli durante Piazzapulita (questo è il link dell'intervista).
Tremendo.
Tremendo per almeno una decina di motivi. Ma non mi va di starli ad elencare, talmente sono chiari: tralascio per scelta il contenuto, la sostanza, l'etica, per parlare della forma, del modo, dell'estetica.
Il "modo estetico" di Galan, è quello che è: e non è un Cary Grant, ma un panzone di provincia, uomo incline alla bassezza di razza. Questo si sa, è e sarà. 
Quel che è peggio, però, è il rivedere perpetuato quel metodo sottilmente e subdolamente diffamatorio, che sbandiera davanti all'ascoltatore un qualche cosa, di sporco e nascosto, che potrebbe sovvertire l'ordine delle cose. Ordine morale, etico, sociale. Nel caso, farcito da un sano luogocomunismo da film porno anni '90, secondo cui la donna avvenente, per far carriera, ha dalla sua la disponibilità fisica.
Bassezze, appunto. Che dimostrano soltanto nei modi, quello che è un pensiero, una visione, un'interpretazione del sesso femminile, che francamente - e lo dico generalizzando - da quella parte dello schieramento politico è più marcata. 
E avrei immenso piacere, che ad intervenire contro Galan oggi, e contro Berlusconi l'altro ieri, non fossero le altre parti in lizza elettorale, ma le donne del PdL, quelle che a parole lottano per tanto e a fatti si prestano per poco (ovviamente intendo moralmente, io!).





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venerdì 15 febbraio 2013

Altroché DA14: Apophis non colpirà al Terra!

C'è in giro un asteroide molto più pericoloso di quello che sta passando sopra le nostre teste in questi ore: si chiama Apophis e giorni fa la NASA ha detto che non colpirà la Terra.
Forse. 

- Apophis non colpirà la Terra (link al post)


venerdì 11 gennaio 2013

Pensando "al niente" su Berlusconi da Santoro


Mi piace scrivere di politica. Si sa. Da sempre.
Adesso, rispetto ad anni fa, forse lo faccio con maggiore lucidità: e questo mi piace di più ancora.
"Servizio Pubblico" di ieri sera, è – ahinoi! – il nodo politico del momento, o almeno così hanno voluto farci credere. Vale la pena allora, con lucidità ricordo, spenderci un paio di chiacchiere.
tutto tutto, niente niente
Per ragioni che molto spesso ho detto in passato, e che c'entrano assolutamente con il berlusconismo, la questione era ed è – e forse sarà – chi ha vinto e chi ha perso.
Parto con il dire, scendendo nel basso della storia dialettica: per me è stato un pareggio. Avrei potuto dire, che a vincere è stata la pluralità d'informazione, ma non ci credo minimamente. Credo più che a perdere sono stati tutti quei telespettatori, all'opposto che laici, che hanno tifato per l'una o l'altra squadra. Hanno perso, perché sia Santoro che Travaglio, così come e a maggior ragione Berlusconi, sono gente che se non altro sanno stare al mondo, e che quel modo fanatico di approcciarsi alla politica l'hanno inventato, traendone guadagno. I primi direttamente economico: inquadrare nel mirino l'avversario Berlusconi, è servito a vendere (trasmissioni, come libri) ad un ampio pubblico di credenti, riempendo ben bene i propri portafogli. Il Secondo, con questo ultrà-ismo strisciante, ha reso forte un partito vuoto e senza ragioni, permettendo a se stesso e a vari aficionados, una perpetrata permanenza al potere: sì, se pensate che anche il suo portafoglio con questo si sia riempito, è vero, ma quello era già abbastanza imbottito.
Il pareggio è frutto delle regole precedentemente scritte: alto share (che si è attestato al 33,58%. ndEm), e riqualificazioni dell'immagine. Un po', alla volemoce bene. D'altronde la caciara, l'abbandono dello studio, le accuse reciproche, non avrebbero valso a nessuno. Insomma: così doveva andare, così è stato, scemo chi si credeva diversamente.
Forse a vincere è stato lo stile: questo sì. Niente risse, anche se qualche caduta. L'episodio della lettere letta dal Presidente è stata indubbiamente una di queste: l'interruzione è stata frutto di un ravvedimento, la battuta sulla poca ironia dei conduttori, la successiva conferma – del ravvedimento, intendo. Per cerchiobottare, a mio personale avviso, certi interventi del pubblico e a volte quelli di Innocenzi, non sono stati proprio pieni di aplomb, ma ci può anche stare: in entrambi i casi.
Sul succo delle questioni, Berlusconi non è sembrato lucido come ai vecchi tempi. Ai tempi del "Si contenga!!" telefonico, ai tempi della vecchia tigre. Parlo per esempio della questione sui rapporti con la Lega: un filo del rasoio dove uno come Berlusconi non è capace di camminare, per abitudine. O ancora, mi riferisco al fantomatico complotto della Germania per farlo cadere: il nome sbagliato della banca (sbagliato?!), la ricostruzione del thriller finanziario, le accuse da Zeitgeist, sembravano deliri. In ultimo la storia di Tremonti, che chiude il cerchio del rapporto con la Lega. Questioni sostanziali, nodi politici, su cui ha dimostrato molta e profonda debolezza: ma questo si sapeva già.
Concludendo, a me la trasmissione è piaciuta, in definitiva, a tratti mi ha proprio divertito. L'approccio laico, consapevole, forse era il migliore dei modi (e dei mondi) per telespettare (che è oggettivamente un modo orribile, per definire il verbo con cui compie l'azione il "telespettatore").
Grazie a Dio sono laico.
Ma voi, cosa vi aspettavate?


Link:
- Berlusconismo
- Vecchie storielle, sempre buone
- Politica

martedì 11 dicembre 2012

Trattamento Sanitario Obbligatorio

Silvio Berlusconi, ha detto stamattina "che ci importa dello spread", durante un'intervista fattagli da Belpietro a La Telefonata di Mattino 5.
Lo spread è subito schizzato a 360, ça va sans dir.
Aggiungo anche che potrebbe avere ragione, così come può aver ragione Grillo quando spara contro il sistema finanziario globale, o un certo tipo di sinistra che se la prende col Capitalismo.
Vabbé, tutto vero: ma la realtà è quella fuori, è quella che viviamo e per cambiarla ci vuole un po'. E aggiungerei che quel po', non ha un valore temporale, anzi: diciamo che vale un tanta roba, come va di moda dire. E comunque è discorso di regole, che vanno rispettate, sempre ed in un certo modo (come dicevamo).
Tornando alle questioni reali, dunque, diciamo che ci piaccia o no - e sottolineo che il fatto che non ci piaccia, è del tutto legittimo, anzi potrebbe per certi versi rappresentare il bene. Dunque dicevamo di quella realtà, che rappresenta il buongoverno con un dato - opinabile, ripeto - ineccepibile: lo spread con in Bund tedeschi. E al di là di ogni altra obiezione, quello spread era sceso: ergo, il nostro paese godeva di un Governo più buono, di prima. Perché quello spread era sceso, anche parecchio. 
Ma meglio di tante chiacchiere, ecco un disegno che ce lo rappresenta.
Spread Btp-Bund con il Governo Monti
Tanto per dire: perché tra qualche giorno, quando il bombardamento terroristico a mezzo media - molto mass - ci avrà di nuovo fritto il cervello, potremmo dimenticarcene. 
Scripta....



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lunedì 10 dicembre 2012

Fisse notturne

Probabilmente è una cosa banale, ma che mi appartiene molto.
Con la stessa probabilità, nel caso alta, la questione l'ho già affrontata in precedenza: l'alta probabilità, è data sia dal fatto che "mia appartiene", sia dal fatto che di cose banali ne ho dette tante.
È da stanotte che ci penso - il "ma perché non dormi, invece di rompere i maroni" è di diritto. ndEm - e allora la scrivo.
È una considerazione semplice e veloce, che dice più o meno questo: le leggi vanno rispettate. A corollario, aggiungo: incondizionatamente e sempre.
La considerazione sulla considerazione, dice che quanto appena detto, non significa che le leggi sono sempre giuste, insindacabili e sane. O ancora, non devono essere mai riviste, aggiornate, modificate. Tutt'altro e tutt'altra questione. Ma quando ci sono, o fin quando ci sono, devono essere esaudite.
Cambiare le leggi, è un processo sano, di Democrazia, segno inconfutabile di Evoluzione.
Ma vanno cambiate nei luoghi e nei momenti adatti. 
Il semplice sobillare, che una legge è "non bella" e quindi può anche non essere rispettata, per me è il male assoluto. Non c'è, nei paesi civili, la possibilità del fare ciò che uno vuole con le Leggi: le leggi si rispettano, punto. Dalle più belle alle più brutte. Sempre, e "sempre" vuol dire "fino a che quella legge è in essere". Qualsiasi legge: anche le regole del "Mercante in Fiera". Altrimenti è lo sbando totale. 
Pensare alla personale arbitrarietà è il fondo del barile. 
Soltanto chi le rispetta, può cambiare le leggi.


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venerdì 7 dicembre 2012

Mica male!

La notizia è di qualche giorno fa, lo so. Non mi ero soffermato troppo, però: oggi ho notato che nella classifica di Trasparency International sul Corruption Perceptions Index del 2012, l'Italia è al posto 72 su 174. 
Per dirlo in termini scolastici, vale più o meno un 4.
Trasparency International
the global coalition
against corruption
 
Per dirla in termini relativi e per aver chiaro fino in fondo il valore della classifica, diciamo che in cima c'è la Danimarca, la Nuova Zelanda, la Svezia, la Svizzera, Singapore, insomma roba che potete immaginarvi. In fondo a tutti c'è la Somalia, che non è proprio Legoland, e poco sopra Korea del Nord, Afghanistan, Sudan,  Myanmar: altrettanto immaginabili. 
Gli USA, per dire stanno al 19° posto, Germania 13, Francia 22 e Spagna 30. Non benissimo, ma parecchio più su di noi e ampiamente sopra la sufficienza. 
Adesso la domanda è: chi c'è sopra di noi, oltre a questi stati?
Risposta: Botswana, Porto Rico, Slovenia, Romania, Costarica, Rwanda (!?!), Namiabia, Lesotho e Macedonia, tra gli altri. Ma questi riportati sono quelli che mi sembravano più di rilievo.

Link:
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mercoledì 7 novembre 2012

Kimbo patasgonia gusto du cafè

Stasera, mentre facevo la moka, ho pensato a come cantava Dan la pubblicità della Kimbo. Adesso usiamo Lavazza, anche per questo.
Si dice modegreen, ed è praticamente quando stroppiamo i testi delle canzoni, non solo le canzoni a dire il vero. 
Senza megalomanie caraochistiche a tutti è successo, e questo è un video un po' figo, che rappresenta i più diffusi errori nei testi di svariate famose canzoni inglesi.
..."En son mai fresh! Libera ye ye !!" diceva Mauretto per la pubblicità delle Brooklyn...





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