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martedì 3 dicembre 2013

Drone delivery

A quanto pare la notizia del giorno è che Amazon starebbe sperimentando un servizio di consegna tramite droni. Si chiamerà Prime Air e permetterà la consegna di pacchi di modeste dimensioni - 2/3 chilogrammi - direttamente nelle abitazioni del cliente, dal magazzino, tramite gli aeri a controllo remoto, in tempi brevissimi (30 minuti).

Il programma è al vaglio della Federal Aviation Administration - si prevedono almeno 5 anni prima dell'operatività - ma non si tratta di fantascienza. Anzi, secondo le dichiarazioni di Faa (che si sta occupando delle regolamentazioni tecniche e burocratiche), «un giorno i veicoli Prime Air saranno normali come vedere i camion della posta sulla strada».

Amazon conta, in futuro, di coprire con i droni Octocopters l'86 per cento delle spedizioni.

lunedì 25 novembre 2013

The man who used to walk on water

Sull'Economist c'è un duro editoriale contro Obama.

Anche se ha ereditato la crisi economica e non è stato responsabile del comportamento dei repubblicani sul rischio default, dice il settimanale inglese che «il tempo delle colpe agli altri è finito». L'Obamacare che non funziona è solo un punto. L'accusa è sull'incapacità di trovare relazioni all'estero - poco amato dai leader di Israele e Arabia Saudita, scarso nel ruolo di pivot asiatico, goffo sulla Siria, e distratto con l'America latina. E in casa non va meglio: secondo gli inglesi sarebbero pochi i pranzi con i leader democratici al Congresso, con i quali avrebbe rapporti molto distaccati: crisi personale, di credibilità e di affidabilità che si rispecchia nei sondaggi.

Ma, prosegue il settimanale, ancora le possibilità di tornare a giocare il ruolo di primo attore sono ampie, senza la necessità di «camminare sulle acque», ma lasciando lo Studio Ovale  «famous for what he did, not just what he was».

(h/t #nightreview)


domenica 24 novembre 2013

Popping crease

Giovedì il sospetto attacco drone statunitense che ha colpito un seminario islamico (cinque morti, due insegnanti e tre studenti) nella regione nord occidentale del Pakistan di Khyber Pakhtunkhwa - dove si è sospettata la presenza di Sirajuddin Haqqani, leader della rete Haqqani dei talebani afghani-linked e probabilmente uno dei tre "studenti", che a quel che si sa sarebbero stati combattenti afgani.

Oggi Imran Khan ha guidato la protesta nella provincia - che il suo partito Tehreek-e-Insaf governa - contro gli Stati Uniti, bloccando una strada che permette il trasporto dei rifornimenti alla truppe Nato dentro e fuori l'Afghanistan.

Che gli attacchi con i droni siano avvenuti fuori della regione rurale del Nord Waziristan, in una zona densamente abitata come quella di Khyber Pakhtunkhwa è una rarità. Le proteste, invece, ormai sono diventate una cosa abituale.


martedì 19 novembre 2013

Meanwhile in Israele

Mentre a Parigi si sono perse le tracce dell'attentatore protagonista delle sparatorie nella sede di Liberation e alla Defense, il presidente francese Hollande è impegnato nella visita di stato in Israele.

Il rapporto tra le due nazioni è stato notevolmente rafforzato dalla posizione presa dalla Francia in sede di colloqui con l'Iran per il nucleare, dove ha posto veti severi e limitanti. Passaggio che è piaciuto molto a Netanyahu - la Francia diventerà il nuovo partner di riferimento israeliano, sostituendo gli Stati Uniti? 

Israele continua a chiedere un accordo migliore, ma comunque il governo sarebbe anche pronto all’attacco. Se non si raggiunge una soluzione, l’esercito potrebbe condurre un'offensiva da solo, secondo quello che ha detto l’ex capo della sicurezza al Financial Times.

giovedì 14 novembre 2013

Populisti d'Europa, unitevi!

Neanche il tempo di pensarci troppo su: erano una decina di giorni fa quando il premier Letta in quell'intervista concessa contemporaneamente a sei quotidiani diceva:
Combattere i populismi o distruggeranno l’Europa
Oggi hanno cominciato, o almeno vorrebbero. È nata infatti stamattina all'Aia l'alleanza degli euroscettici, imbastita intanto da Marine Le Pen - rafforzata dal consenso interno (vedi la vicenda di Brignoles) - e Geert Wilders. Storica destra ultra conservatrice francese e populisti anti-islamici olandesi.

E cos'hanno in comune i due partiti? Tanto, molto, a cominciare dalla profonda convinzione che l'Unione Europea debba finire.

Qual è il progetto? Unire le forze per le prossime elezioni europee. Che uno, d'impatto, pensa: "ma come, dicono che l'UE non deve esistere, e poi cercano di entrare all'europarlmento"? Sì, ma il piano è più ampio. L'ha spiegato proprio Le Pen - con quel classico mix di complotto e "V per Vendetta" - in un'intervista al Telegraph, dove ha affermato che  se ci fosse più presenza di euroscettici dentro, il Parlamento europeo crollerebbe «come è crollata l'Unione Sovietica».

Per riuscire nel loro obiettivo, dovrebbero ottenere almeno 25 eletti - numero necessario per formare un gruppo parlamentare indipendente. E i dati gli danno fiducia: sembrerebbe infatti che possano contare sul 20 per cento dei consensi - globalmente -, valore che raggiunge picchi superiori in Gran Bretagna e scende leggermente in Italia (19%) e più sensibilmente in Spagna (12%).

Cercano alleati, perché quegli eventuali 25 devono arrivare da 7 paesi diversi dell'Unione. In Italia hanno subito guardato alla Lega, in fase di sanguinoso riassetto che troverà pace, forse, questo fine settimana. Lega che tramite il proprio organo di stampa la Padania, ha subito appoggiato l'iniziativa dedicandogli oggi una paginata di racconti e approfondimenti. Lega ma non solo.

Già perché gli alleati ideali sarebbero quelli di Forza Nuova, che i tedeschi di Deutsche Welle rappresentano tra quelle forze di estrema destra che in Italia sarebbero sottovalutate. Anche perché la questione prende un altro significato: infatti non si tratterebbe soltanto di pesare l'entità elettorale di certi partiti, ma nell'assottigliamento continuo nelle differenze tra "destra" ed "estrema destra", la potenziale constituency assumerebbe caratteri - e dimensioni - diverse. Praticamente, succedere un po' quello che i repubblicani americani temono possa succedere con il Tea Party.

Ma visto che è di populismo che si parla, Le Pen e Wilders avrebbero guardato anche al Movimento 5 Stelle: grossa la continuità di posizioni sulle tematiche anti-euro, i referendum per uscirne, e poi la questione della nazionalizzazione delle banche. I deputati M5S per il momento smentiscono, staremo a vedere. Di sicuro alleandosi con certi soggetti politici in Europa, i Cinquestelle perderebbero credibilità nella vasta area di elettorato di sinistra - e centrosinistra - che nel corso del tempo sono riusciti a conquistare. Certo, acquisendone, però, dall'altra parte: dove le patricide diatribe tra Alfano e Berlusconi potrebbero infastidire qualche buon elettore - potrebbero, poi si tratta di Berlusconi quindi.

Quello che fin qui è pacifico, è che l'alleanza tra Front National e Partito per la Libertà è un pericoloso trampolino per far acquisire a certe posizioni rilevanza ultra-nazionale. Da combattere, senza paura di sembrare impopolari e senza essere terrorizzati dal consenso immediato - a quello già ci pensano loro.






mercoledì 13 novembre 2013

Donne 2

Ieri è stata nominata la giornalista 23enne Isra al-Modallal come nuova portavoce di Hamas. L'iniziativa rientra all'interno di una specie di "operazione simpatia" che il movimento palestinese sta compiendo per migliorare l'immagine trasmessa al mondo, anche grazie a nuovi rapporti comunicativi con la stampa internazionale.

Oggi è uscita la terza classifica annuale della Thomson Reuters Foundation sui diritti delle donne nei paesi arabi. La Palestina - i territori palestinesi - si piazzano al quindicesimo posto su ventidue: c'è da lavorare oltre Isra Modallal. 

Il peggior posto, valutando il tasso di violenza sulle donne, i diritti all'interno del nucleo familiare, la loro integrazione nella società, secondo i dati Trust è l'Egitto, nonostante le speranze riposte nella "primavera araba". L'editorialista egiziana Mona Eltahawy - WaPo, Nyt, Csm, Miami Herald - ha commentato «Abbiamo rimosso Mubarak dal nostro palazzo presidenziale, ma dobbiamo ancora rimuovere il Mubarak che vive nelle nostre menti e nelle nostre camere da letto»

mercoledì 6 novembre 2013

A la romana

Il collocamento dei Btp Italia di oggi, ha chiuso con la cifra record di 22,3 miliardi di euro. Praticamente l'1 per cento del debito pubblico nazionale.

L'emissione dei titoli quadriennali ha trovato l'interesse di 299.588 italiani: padri, nonni, zii, piccoli investitori che hanno deciso, in un moto quasi patriottico, di affidare parte dei propri risparmi al nostro Stato. Credibilità, affidabilità, futuro? O la sana tradizione italiana di dividere il conto alla pari? (Si scherza, eh!?)

Si tratta di un record storico non solo per l'Italia, ma di un «record assoluto in Europa per un collocamento diretto sul pubblico retail e record storico per contratti e controvalore in una singola giornata sul Mot», commento di Borsa Italiana.

Per fortuna, la frase di Berlusconi «i miei figli come gli ebrei sotto Hitler», è stata diffusa dopo la chiusura dell'asta: sennò addio credibilità. (Si ri-scherza, ma anche no).

lunedì 4 novembre 2013

Spunta la "Google Tax"

Forse seguendo la linea dettata da Ed Miliband al Google Big Tent di Hertfordshire - di cui avevo scritto per qdR magazine in maggio - il Pd ha proposto un emendamento alla "Legge di stabilità" che punta a costringere le grandi multinazionali della rete (Google, Facebook, Amazon) a pagare più tasse in Italia.

La questione è super discussa, e prende ragioni dall'attività con cui questi colossi della rete gestiscono gli introiti nel nostro e in altri paesi, registrati come ricavi di servizi prestati a un’altra società del gruppo che ha sede in uno stato a fiscalità meno pesante, l’Irlanda nel caso di Facebook e Google, e Lussemburgo per Amazon. Se nel Lussemburgo l’Iva è al 15% e in Italia è al 22, significa che Amazon gode di un vantaggio competitivo del 7% sui venditori italiani grazie a un meccanismo che, per ora, è regolare.

Quello che penso è scritto più o meno nel pezzo che ho linkato sopra: il "capitalismo responsabile" come lo aveva chiamato Miliband occupa una buona percentuale delle mie idee. L'altra parte è invece presa da qualcosa di molto simile a quello che ha scritto sull'argomento Alberto Mingardi (direttore dell'Istituto Bruno Leoni)
Se non capisco male, si vuole sostenere che ciò non dovrebbe valere per quanti vendono pubblicità o libri su Internet, nella stessa misura in cui ciò vale per quelli che vendono vino (tanto per citare un settore nel quale il nostro Paese vanta eccellenti imprese, che esportano molto). Perché? Una risposta è che queste altre imprese non sono davvero “europee”, ma in Europa scelgono di avere il loro pied-à-terre nei Paesi meno rapaci, in fatto di tassazione. Non è una risposta molto persuasiva. Dopotutto, se c’è un mercato unico, perché un’azienda dovrebbe essere penalizzata, nel momento in cui sceglie di avere la sede legale in un Paese piuttosto che in un altro? Andrebbe dato un premio a chi opta per un Paese ad elevata tassazione? E quel premio che dovrebbe essere, se non aliquote più moderate?
Mi sembra che la risposta sia un’altra. Avendo bisogno di risorse, la classe politica le cerca dove ci sono. La cosa paradossale è che le cerca in nome di una maggiore riduzione del cuneo fiscale. Possiamo escludere che “tassare Google”, qualsiasi cosa significhi, avrebbe degli effetti sul prezzo dei servizi che Google vende? Questi effetti si faranno sentire anche su coloro che quei servizi li comprano: le imprese italiane che scelgono di farsi pubblicità su Internet. Questi effetti saranno sufficientemente modesti da essere compensati dalla sforbiciata al cuneo fiscale, che Confindustria e sindacati ritengono prioritaria per metterci in marcia verso il miraggio della ripresa?

venerdì 1 novembre 2013

Due cose sulla telefonata di Cancellieri

Il ministro Cancellieri si sarebbe spesa personalmente per interessarsi delle condizioni carcerarie di Giulia Maria Ligresti, agli arresti per il caso Fonsai. Il suo nome compare tra quelli dell'inchiesta di Torino in quanto risulta intercettata in una telefonata ad Antonio Ligresti (lo zio di Giulia), il quale preoccupato per la salute della nipote, chiedeva al ministro della Giustizia - ruolo ai tempi dell'intercettazione - di interessarsi al caso. "Conta su di me" aveva risposto Cancellieri.

Bufera.

Cancellieri non è indagata, questo va detto innanzitutto. Il caso procederà e semmai ci saranno risvolti legali, passerà in giudizio. Cancellieri, comunque, farebbe bene a riferire in Parlamento di quanto è successo. Anche perché i rapporti personali con la discussa famiglia Ligresti, potrebbero essere questione rilevante - il figlio Piergiorgio Peluso è stato direttore generale di Fonsai e c'è una duratura amicizia con Gabriella Fragni, moglie di Salvatore Ligresti (padre di Giulia), con cui pure c'è un'intercettazione. Certo, per cose del genere, si dice sempre, qualche Ministro in qualche altra parte del mondo, forse si sarebbe dimesso. Qualche, forse: si dice sempre così, anche se poi non è vero - ma la banalità la fa da padrone spesso e volentieri.

Fatta questa premessa, ci sono un paio di cose che dovrebbero essere dette.

Innanzitutto, la vicenda ha riportato sotto i riflettori - qualora ce ne fosse ulteriore bisogno - un abominio tutto italiano: la carcerazione preventiva. Ormai diventata prassi, rifugio, strumento, dei magistrati, che molto spesso la utilizzano con fini non troppo leali, come una sorta di ricatto e intimidazione. Il problema, in più, va a gravare - e notevolmente - sull'affollamento delle carceri: questione sulla quale non c'è niente da discutere, se non vergognarsi davanti all'intero mondo. In questo, Cancellieri avrebbe fatto una telefonata ai due dirigenti del Dap (Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria), struttura del Ministero che guidava, per accertarsi se le condizioni di detenzione fossero compatibili con quelle di salute della Ligresti - in passato vittima dell'anoressia, rifiutava il cibo in carcere. Cancelleri, avrebbe spiegato ai magistrati che l'hanno interrogata in proposito, di aver agito per "questioni umanitarie".

Ora la cosa diventa diversa: vero che il Ministro ha fatto la cosa che un ministro della Giustizia deve fare - e cioè interessarsi che i detenuti godano di buona salute e la detenzione sia compatibile con questa. (A tal proposito, ricordo che lo scopo della carcerazione non è la tortura). Detto ciò il problema è che il Ministro non ha fatto questo per tutte le migliaia di detenuti presenti nelle carceri italiane (anche se sembra che lo abbia fatto per diverse persone). L'ha fatto per la figlia di una suo amica, dopo la chiamata di un altro suo amico. Insomma, sembra che ci sia qualcosa che riguarda - quanto meno un po' - l'iniquità, l'abuso, il trattamento preferenziale. E questo è moralmente ed eticamente discutibile. Discutibile, non di più. Comprensibile, ma discutibile - e comprensibile, perché chiunque di noi si fosse trovato nelle stesse situazioni di Cancellieri, avrebbe agito allo stesso modo. Lasciamo l'ipocrisia da un'altra parte e parliamoci chiaramente: soprattutto se quello che c'era da fare era una telefonata, penalmente irrilevante, e niente di più - perché così è stato.

In questo vi chiederei - senza quell'ipocrisia e quel populismo che contraddistingue molti di noi -, se quella telefonata il Ministro l'avesse ricevuta da un parente di Stefano Cucchi, sareste qui a chiederne le dimissioni? Ma lasciamo perdere.

Nel lasciare l'ipocrisia, poi, rientra anche un altro aspetto della vicenda: Danilo Leva, responsabile nazionale Giustizia del Pd, con la solita bulimia dialettica, è corso a commentare la faccenda in via personale ancora prima di accertare le posizioni ufficiali del suo partito. Ma non è questo il punto - e non è nemmeno che se si fosse trovato lui, come tutti noi ripeto, nella posizione di Cancellieri, avrebbe fatto lo stesso. Il punto è che Leva ha detto: "Il ministro deve chiarire il senso di quelle parole e fugare ogni dubbio sul fatto che in Italia non ci sono detenuti di serie A e detenuti di serie B".

Qui arriva la parte impopolare, difficile e opinabile, delicata, di quello che sto scrivendo. Ecco, io credo che - purtroppo - esistano cittadini, e quindi detenuti, di serie diverse. Non è un discorso da Kasta indiana. No. Ma la nostra rilevanza sociale, non ha lo stesso valore. Per essere chiaro, io non valgo quel che vale Giulia Ligresti. Questo non si dovrebbe dire, e nessuno avrà il coraggio di dirlo: ma Giulia Ligresti, nonostante potrebbe valere molto meno di me dal punto di vista umano, perché magari - la magistratura ne accerterà le colpe - ha commesso reati, anche rilevanti; vale più di me dal punto di vista socio-economico. Una donna di una storica e potente famiglia del mondo economico e finanziario italiano, a rischio di ricadere nell'anoressia - ciò significa psicologicamente fragile, e fisicamente debole - che si trova in carcere, e rifiuta il cibo. E se fosse successo qualcosa a Giulia Ligresti? Qualcosa di grave, di irreparabile? Immaginate il clamore, oltretutto con tutto il casino intorno alle condizioni delle carceri in Italia. Che conseguenze avrebbe prodotto sulla nostra credibilità internazionale? E sempre a proposito di conseguenze, che cosa sarebbe successo alle azioni di Fonsai? (E parlo di azioni, non perché mi interessi personalmente, ma all'andamento del titolo in Borsa, è indissolubilmente legato il destino di migliaia di dipendenti). Tutto questo è bello, giusto, equo, dignitoso, difendibile, corretto, umano? No. Di sicuro no, ma non prendiamoci in giro: è così.

Ma sia l'altro che questo aspetto del ragionamento - per certi versi controverso, anche perché va contro molti dei miei convincimenti -, sono opinioni. Opinioni che trovano comunque risoluzione nei fatti - per lo meno quelli che si sanno fin qui. Santi fatti, sacrosanti fatti: perché se è vero e innegabile che le le telefonate esistono (sono state intercettate e sono lì), è anche vero che già il procuratore capo di Torino, Gian Carlo Caselli, aveva ricercato informazioni sulle condizioni di salute della detenuta. Furono richiesti i domiciliari dai pm, inizialmente negati, poi concessi alla seconda richiesta dal Gip.

Tutto prima della telefonata, a quanto pare.

Update del 5 novembre

Mentre ancora il Ministro Cancellieri sta girando su e giù per le due ali del Parlamento, per difendersi e chiarire posizioni su un caso che caso non è nemmeno per sogno, le cose da dire sulla telefonata sono diventate più di un paio. Un po', parecchio, ruotano intorno al fatto ormai detto e ridetto, che il consumo immediato del consenso - in politica come nei media - spesso porta fuori focus, lente sbagliata che offusca i contorni di vicende, fatti e spesso opinioni.

A proposito di opinioni, c'è quella di Riccardo Arena, che mi sento di condividere fino in fondo - e non per modo di dire, ma perché in fondo al pezzo c'è un punto che credo sia fondamentale e travalica i contorni delle contingenze. Arena ricorda che interessarsi dopo segnalazioni delle condizioni di una detenuta e segnalare la situazione al Dap è un «intervento legittimo e una condotta corretta», male sarebbe stato il contrario: omissione di un ruolo dell'incarico. Arena poi ci ricorda anche, che noi - noi tutti - siamo venuti a conoscenza dei fatti, attraverso un'intercettazione su una telefonata "penalmente irrilevante", «intercettazione che per tale ragione non doveva essere trascritta». Da qui si accede alle tematiche del consumo della notizia, anche se notizia non è, del populismo del "ministro che sbaglia", dello scoop sul Palazzo, utili - e molto - a vendere i giornali e a fare un po' di confusione. Sul finale, il punto vero: dice Arena che le dimissioni di Cancellieri, dovrebbero arrivare - semmai - se non riuscisse a rimettere in ordine la pessima situazione delle nostre galere (ormai internazionalmente riconosciuta).

Poi c'è anche un'altra cosa interessante: l'ha scritta - come spesso quello che scrive è - Luca Sofri, che con la "questione carceri" ha una certa famigliarità, nel senso vero e genetico del termine. Come è giusto in certe circostanza, Sofri fa domande, dieci, tutte valide e giuste, più che cercare risposte istintive. Considerazioni, come queste mie sopra; per altro la domanda 7) è del tutto analoga a quella che ponevo io qui, testimonianza del fatto che certe cose sono nell'aria.



mercoledì 30 ottobre 2013

Meno che in Puglia

Oggi il governatore della regione Puglia, Nichi Vendola, ha ricevuto un avviso di garanzia su una questione relativa all'Ilva: "Il governatore avrebbe fatto pressioni sul direttore dell'Arpa per favorire il colosso siderurgico" scrive Repubblica.

Vendola è innocente, per ora. E lo resterà fino a che i vari gradi di giudizio, semmai, non ne proveranno eventuali colpevolezze.

Epperò viene da pensare ad un certo modo di dire e di fare, che è risuonato spesso tra i Vendola's addicted. Quelli che, basta un avviso di garanzia per dimettersi negli altri Paesi.

Negli altri, mica in Puglia.

martedì 29 ottobre 2013

L'Italia ti spezza il cuore

Si è discusso molto oggi di un editoriale di Frank Bruni sul New York Times, dedicato all'Italia. Anche se in qualche tratto la nebbia dello stereotipo più offuscare un po' il discorso, Bruni scrive cose vere e forti. Perché conosce l'Italia, e perché ne ha scritto delle prelibatezze enogastronomiche con adeguatezza e perizia dal suo ruolo di chief restaurant critic per il Nyt (dal 2004 al 2009); e perché prima di quell'incarico ne ricoprì un altro sempre per il giornale newyorkese, quando è stato bureau chief a Roma (2002-2004).

Adesso è op-ed columnist di punta e ha dedicato l'editoriale di domenica proprio a raccontare il suo ultimo viaggio tra Milano, le Marche e Roma; il titolo è proprio "Italy breaks your heart".

Ci sono, secondo me, due passaggi su tutti: mentre si chiede se "è il fatalismo ciò che segue troppi anni di pessimismo", Bruni scrive:
Per l’Italia priva di direzione di marcia, ho trovato una metafora che è fin troppo semplice e calzante: cartelli stradali che non possono più essere letti perché erbacce e alberi incolti li oscurano. Non c’è una traccia per sapere se realmente stiamo andando da qualche parte.
E poi conclude:
L’Italia è quello che succede quando un paese sa bene quali sono i suoi problemi, ma non riesce a riunire la disciplina e la volontà necessaria per risolverli, è quello che succede quando la disfunzione politica si trascina e il buon governo diventa un miraggio, un mito, una battuta.
Dategli torto.



lunedì 28 ottobre 2013

Mille cose

Con questo che sto scrivendo, arriverò a quota 1000 post. Mille cose scritte in questo blog; cose buone e meno buone, cose a volte stupide, superflue, ridondanti, perfettamente inutili, cose che magari si sentivano già, si erano già dette, cose che più o meno mi rappresentano tutte comunque. Cose scritte in un certo modo, una volta e con un fine astigmatico, cose scritte in un altro modo, adesso e con un altro fine - simile al primo, ma focalizzato, con lenti migliori e risoluzione più tecnologica.

Se si potesse esaminare - non vi chiedo di farlo, non sono un pazzo - tutto quello che ho scritto, si potrebbe vedere uno spaccato di me in questi tre e passa anni. Indubbiamente, sembra banale dirlo, dato che questo è il mio blog. Ma mi piace sottolinearlo, perché tutto quello che c'è qui è andato quasi senza filtri - il pudore mi ha salvato, la dignità un po' protetto.

Un flusso di cose che direttamente o indirettamente - magari raccontandone delle altre - hanno rappresentato le mie visioni e le loro evoluzioni, i miei pensieri, le mie riflessioni, le mie preoccupazioni, il mio essere e il mio divenire.

Prendo un esempio abbastanza importante: tra queste cose scritte ce ne sono molte che parlano di politica. Di politica di sinistra, o meglio di politica liberal, politica di una sinistra liberale che è l'unica in cui posso credere. Qui la sinistra da sempre è vista così: perché io la vedo così. Chiamiamolo riformismo, utilizzando una parola soltanto, che come tutte le parole trasformate in etichette diventano brutta in questo genere di impegno. Le stesse posizioni sono in questo momento impersonate da Matteo Renzi e, viva Dio, sono tornate al centro del dibattito e anche un po' di moda. Tuttavia il mio pensiero su Renzi non è sempre stato positivo: per molto tempo l'ho guardato con scetticismo. Non lo stesso genere di scetticismo che gli è stato dedicato da molte componenti - molte per dire tutte le altre - del Pd, ma uno scetticismo personale.

Rileggendo quello che scrivevo e quello che sto scrivendo, mi accorgo di come sono cambiate certe miei modi di vedere. E mi piace leggere che sono cambiati - il divenire - senza che cambiassi io con loro - l'essere. È un grande esercizio, che di sicuro non interesserà a voi, ma che a me forse risparmia - non per il contesto in sé, sia chiaro - ore perse e spese da un terapista.

Questo è un blog personale, è vero, che ha l'intento di essere l'hub di diverse altre cose che riguardano quello che sono e faccio. Spero che avrò la forza - la forza di ogni genere - per continuare a farlo per altri, tanti, anni.

Mille volte grazie a tutti voi che avete letto, state leggendo e spero leggerete quello che scrivo. Senza, non prendiamoci in giro, non avrei mai continuato.

Basta così: la deriva smielata è in corso. Provo a fermarmi prima che mi porti via l'onda.


domenica 27 ottobre 2013

Doo doo de de de doo doo

È morto Lou Reed.

Si sa: ci piaceva Lou Reed, a me lo fece conoscere mia cugina Ar(r)ianna - ma lei nemmeno se lo ricorderà (in realtà nemmeno io me lo ricordavo, poi mi è venuto 'sto flash; eravamo piccoli, lei più grande).

A quel che si dice, era uno stronzo Lou Reed. Che importa. Però tra tutte le cose, c'è un'intervista che gli ha fatto Simon Hattenston sul Guardian a maggio di quest'anno, che la dice lunga.

L'intervista è bellissima.

Il link per le quindici migliori canzoni è questo; invece qui c'è un altro pezzo bellissimo scritto da Christian Rocca.

sabato 26 ottobre 2013

Leopolda reloaded

Oggi comincia la Leopolda - in bocca al lupo, ma no che, buon divertimento a tutti. Io non ci sarò per urgentissime questioni personali. Un matrimonio sabato e un battesimo domenica: sono molto ricercato.

Tra le cose da fare per quelli che seguiranno da casa, oltre che attaccarsi al livetweeting di Europa e leggere tutto il resto (sempre su Europa), c'è anche quella di scaricare l'ebook (o qualcosa del genere) "Leopolda Reloaded" (dove ho scritto qualcosa anche io) e "Leopolda - "in comodi formato .pdf", potrebbe dire Chef Tony mentre taglia una lattina col seghettato Miracle Blade - ".

Tutto gratis: seguite il link.

mercoledì 23 ottobre 2013

Certe luci

Poco fa stavo addormentando Tea, ero al buio, solo la televisione accesa. (Lo so che non si dovrebbe fare, ma c'era una bella partita, e per un volta lasciamo perdere "Sos Tata" - e quindi, non vi dirò che Tea si addormenta in braccio). Ero in cucina - il calcio nella mia femministissima casa, non è roba da divano, e a me va bene.

Mentre ero lì che dondolavo, mi sono reso conto che la luce che illuminava l'ambiente, era esattamente la stessa luce verde che veniva dalla porta a vetri del salotto, quando ero piccolo: in quelle sere, mio padre mi aspettava là per vedere insieme il calcio. Per me era una delle cose migliori che potesse capitare.

E in un istante, pensi che adesso sei tu il padre. E tutto gira, ruota, ritorna e cambia. Spero che certe luci, continuino ad illuminarmi per sempre.

Oggi era il compleanno di mio padre. Auguri Fa.Ro.!

"Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà al suo lavoro" (Luca 12,39-48).

martedì 22 ottobre 2013

Il passaggio di Kakà

Per un attimo stasera, durante Milan Barcellona, sono tornato indietro di 6 anni. Quando Kakà in sovrapposizione su Robinho, ha chiuso il triangolo con un esterno al laser. Assist e gol dell'uno a zero.
Per un attimo, stasera, ho rivisto giocare quello che è stato il giocatore che più mi ha emozionato di sempre. Per un attimo che ancora mi coccola.
L'emozione è quell'attimo, tutto il resto è ricordo. 
(Che anno il 2007!).

"Siate pronti, con la cintura ai fianchi e le lucerne accese" (Luca 12,35-38).

Qua da noi

Mentre in Francia scoppia un nuovo dibattito sul caso Datagate frutto di un'inchiesta scoop di Le Monde, qua da noi tutto tace - come se la questione, qualsiasi sia la propria opinione, non ci riguardasse.

Ma d'altronde, c'è poco da pretendere. Noi siamo un paese in cui fino a poco tempo fa si sosteneva - sosteneva? - che dire qualcosa su Facebook o su un qualsiasi altro social network, avesse un valore minore rispetto a dirlo in faccia, in un giornale, in televisione.

"Dio gli disse: Stolto, questa notte stessa ti sarà richiesta la tua vita. E quello che hai preparato di chi sarà?" (Luca 12, 13-21).

lunedì 21 ottobre 2013

Donne 1

In Florida un rabbino donna - che non so, forse si dice rabbina, ma è oggettivamente cacofonico - ha chiesto ai fedeli di interagire con lei in modo diretto, proponendo domande durante le celebrazioni via WhatsApp.

In Italia, l'ex ministro Vittoria Brambilla, a proposito del caos mediatico - ma anche sostanziale - che sta coinvolgendo Mario Monti dopo la sua decisione di dimettersi da Scelta Civica, ha chiesto che venga reso pubblico "che ne è stato di Empy" (il cagnolino che Monti aveva adottato in campagna elettorale, dopo un'intervista a "Le Invasioni Barbariche" di Daria Bignardi).

C'è molto da fare, ancora.

"In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: Fammi giustizia contro il mio avversario. Per un certo tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: Anche se non temo Dio e non ho rispetto di nessuno, poiché questa vedova è così molesta le farò giustizia, perché non venga continuamente a importunarmi».
E il Signore soggiunse: «Avete udito ciò che dice il giudice disonesto»
" (Luca 18, 1-8).

domenica 20 ottobre 2013

Cose 1

Ci sono cose che si fanno. Senza ragione o motivo, tempo
o spazio, bene o male. Si fanno e basta. Senza contenuto, scatole vuote spostate stancamente da un luogo all'altro. E in fondo, di certe cose, il bello sta proprio nel farle. L'atto, l'azione con tutto quello che si porta dietro, diventa la "cosa". 

"Chiunque mi riconoscerà davanti agli uomini, anche il Figlio dell'uomo lo riconoscerà davanti agli angeli di Dio" (Luca 12, 8-12)