Il marchio Primus, la birra prodotta
dalla Bralima – società controllata da Heineken -, è un orgoglio
nazionale in Congo. Ma Primus, come come altre realtà di ogni genere in Africa centrale, esiste all'interno di un mondo di conflitti, paesi devastati da guerre e violenza, in cui il commercio della birra diventa un
affare complicato e controverso.
| La Primus è il prodotto di punta di Bralima |
Heineken che ne era azionista dal 1930,
ne prese il controllo dal 1982, anticipando i grandi cambiamenti
globali che stanno interessando il commercio degli alcolici e
mantenendo l'azionariato anche durante la guerra civile che rovesciò
Mobutu nel 1997 e nonostante le continue lotte interne tra governo e
ribelli. La società olandese non distribuisce i profitti per paese,
ma si stima che il business legato ad Africa e Medio Oriente
rappresenti il 14 per cento del totale, per un valore intorno agli 800
milioni di dollari.
La presenza di Bralima all'interno del
territorio della RDC è fortemente radicata e capillarizzata: molti i
locali sponsorizzati dal brand Primus a cui si abbina la gestione del
business delle celebrità. Si dice che Bralima sia la principale casa
discografica del Congo, fornendo a cantanti come il rapper JB Mpiana
contratti da 300 mila dollari all'anno, per concerti coperti dai
propri marchi.
Dalla Bralima è gestito anche un fondo
caritatevole, in ottemperanza alle politiche di RSI (o Corporate
Social Responsability), azioni di natura etica e responsabilità
sociale nel territorio, nelle quali Heineken si è impegnata,
cercando di gestire le problematiche d'impatto sociale all'interno
dei propri affari. Azioni in cui sono impegnate quasi tutte le multinazionali operanti all'interno di paesi fragili, e che la stessa Banca Mondiale ha definito "cruciali per i paesi che devono emergere dalla violenza". Sono stati attivati ambulatori gratuiti per far
fronte all'impellenza della condizione sanitaria, dispense di grano,
costruzione di orfanotrofi. Tutto rientra all'interno dell'Heineken
Africa Foundation, con cui la multinazionale sostiene anche programmi per
la cura prenatale, cliniche per controllare l'anemia a cellule
falciformi, banche del sangue, scuole elementari, campagne anti-Aids.
Ma nonostante questo, le attività
commerciali di Heineken in Congo sono sottoposte alle problematiche in
cui l'apertura economica – anche la più socialmente responsabile –
può cedere in certe zone del mondo. La diffusione di Bralima nella fascia orientale della repubblica congolese, infatti,
sarebbe sottoposta a dazi pagati a gruppi di ribelli.
| Guerrieri M23, sullo sfondo la pubblicità Bralima |
La diffusione della birra Primus in
questi territori è notevolmente complicata, ma tuttavia attiva.
Secondo Jason Miklian e Peer Schouten di "Foreign Policy", il passaggio
dei camion Bralima per i posti di blocco dei ribelli, sarebbe
vincolato al pagamento di 500 dollari – da un rapporto Onu
del 2008, si stima che un singolo posto di blocco possa valere
intorno ai settecento mila dollari l'anno.
Miklian e Schouten, sulla base dei dati
di commercializzazione e di consumo pro capite di birra, hanno stimato
che il traffico di camion Primus per i blocchi stradali dei ribelli
orientali, è di duemila unità annuali. Questo significherebbe che
considerato il costo del passaggio, ogni anno verrebbe fornito
qualcosa come 1 milione di dollari ai ribelli per garantire la
vendita dei prodotti Bralima nelle zone dell'est Congo.
Soldi con i quali Heineken rischierebbe di finanziare - indirettamente - i ribelli in guerra.
Soldi con i quali Heineken rischierebbe di finanziare - indirettamente - i ribelli in guerra.
La comunità internazionale ha imposto
controlli sulle aziende che fanno affari direttamente o
indirettamente con gruppi militari attraverso la Risoluzione del Consiglio
di sicurezza Onu n.1493, e gli Usa con l'Executive Order 13413 che
penalizza qualsiasi società americana o sua controllata trovata "ad
aver fornito materialmente o finanze o supporto tecnologico" ai
militanti anti-governativi che operano nella RDC.
Tuttavia nonostante gli osservatori
internazionali abbiano inasprito i controlli, le disposizioni restano
molto difficili da far rispettare, in quanto sebbene si siano
individuate svariate aziende locali di distribuzione che operano in
collaborazione o sotto il racket dei ribelli, diventa tutto più
complesso quando si sale di livello. D'altra parte le multinazionali
dichiarano di appoggiarsi ad attività indipendenti per la diffusione
dei loro prodotti nel territorio.
Il governo congolese sarebbe stato informato ufficialmente dei fatti - ammesso che non lo fosse già - nel 2005 attraverso i dati emersi dal Rapporto Lutundula - rimasto insabbiato per diversi mesi, dove emergevano questa e altre problematiche e incoerenze di cui si parlò dopo le denunce dell'ex Ministro delle miniere e candidato alla presidenza Diorni Ndongala.
Heineken contattata da Foreign Policy nel periodo dell'inchiesta giornalistica, ha risposto tramite John-Paul Schuirink, financial communications manager, che avrebbe aperto un'indagine in merito e sospeso i pagamenti di fatture verso terze parti locali. In uno scambio di mail con i giornalisti americani, ha fatto notare: "questa zona rappresenta molto meno dell'1% del nostro volume totale nella RDC e che la stragrande maggioranza delle nostre consegne nella zona sono al di fuori dei territori che sono sotto l'influenza di M23".
Ma sempre FP riporta che il responsabile delle comunicazioni di Bralima, Malanda, avrebbe dichiarato a Miklian e Schouten: " Per Heineken, ciò che conta sono i nostri obiettivi di vendita. Se li facciamo, tutto è buono. Se no, guai!". Dichiarazione che è stata disconosciuta e condannata da Schuirink, appena ne è stato messo al corrente.
Il governo congolese sarebbe stato informato ufficialmente dei fatti - ammesso che non lo fosse già - nel 2005 attraverso i dati emersi dal Rapporto Lutundula - rimasto insabbiato per diversi mesi, dove emergevano questa e altre problematiche e incoerenze di cui si parlò dopo le denunce dell'ex Ministro delle miniere e candidato alla presidenza Diorni Ndongala.
Heineken contattata da Foreign Policy nel periodo dell'inchiesta giornalistica, ha risposto tramite John-Paul Schuirink, financial communications manager, che avrebbe aperto un'indagine in merito e sospeso i pagamenti di fatture verso terze parti locali. In uno scambio di mail con i giornalisti americani, ha fatto notare: "questa zona rappresenta molto meno dell'1% del nostro volume totale nella RDC e che la stragrande maggioranza delle nostre consegne nella zona sono al di fuori dei territori che sono sotto l'influenza di M23".
Ma sempre FP riporta che il responsabile delle comunicazioni di Bralima, Malanda, avrebbe dichiarato a Miklian e Schouten: " Per Heineken, ciò che conta sono i nostri obiettivi di vendita. Se li facciamo, tutto è buono. Se no, guai!". Dichiarazione che è stata disconosciuta e condannata da Schuirink, appena ne è stato messo al corrente.
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