| Mary Barra |
Ma c'è anche un altro pregio che sembra aver giocato un ruolo importante nella decisione: Barra è stata molto accorta, durante il suo ultimo incarico, nell'attività di spending review, riducendo il numero dei manager e lavorando con designer e fornitori per l'abbattimento dei costi. Circostanza che per una ditta che nel 2009 fu salvata dal governo sull'orlo del fallimento - quando l'amministrazione Obama ne ricomprò il 61% - è di primaria importanza. Ora la situazione sembra essere un po' migliorata, lo stesso segretario al Tesoro, Jack Lew, ha annunciato il recupero di 39 miliardi di dollari - ne furono investi 49.5 - e l'uscita dell'amministrazione statale, con il ritiro dello stesso presidente Dan Akerson, arrivato nel 2009 come rappresentante del Tesoro e poi riconfermato negli anni successivi.
La storia di Barra, che il Wall Street Journal ha definito «dal carattere tranquillo e affabile», per quanto straordinaria e romantica - la giovane assunta come stagista, che dopo anni di duro lavoro arriva alla guida dell'azienda - è una storia di merito. Non ci sono quote rose dietro alla sua nomina, lo stesso Akerson - tipo abbastanza spigoloso a quel che si dice - ha dichiarato che «Mary è stata eletta per il suo talento, non in quanto donna».
La storia di Barra, è la storia di Yellen e di Flug, di Abramson e di Mayer, una storia che va oltre lo stereotipo - ma che purtroppo a quanto pare, spesso lì si ferma.
Update 12/12. Bloomberg Businessweek ha dedicato la copertina di questa settimana a Mary Barra. Da non perdere, come al solito, l'abituale racconto su come è stata creata. E poi la cover story, firmata da Tim Higgins e Bryant Urstadt.
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