(Articolo uscito venerdì 4 luglio sul Giornale dell'Umbria)
Domenica 29 giugno, l'Isis – il gruppo islamista sunnita che sta combattendo in Siria e che da qualche settimana è protagonista di un'offensiva militare sull'Iraq – ha proclamato la ricostituzione del Califfato sui territori controllati. Un'area che va da Mosul (nel nord dell’Iraq) alla periferia di Aleppo (in Siria), e da Rutba (nel sud dell’Iraq) alla periferia di Dayr az Zor (sempre in Siria).
Domenica 29 giugno, l'Isis – il gruppo islamista sunnita che sta combattendo in Siria e che da qualche settimana è protagonista di un'offensiva militare sull'Iraq – ha proclamato la ricostituzione del Califfato sui territori controllati. Un'area che va da Mosul (nel nord dell’Iraq) alla periferia di Aleppo (in Siria), e da Rutba (nel sud dell’Iraq) alla periferia di Dayr az Zor (sempre in Siria).
Il Califfato è la forma di
governo politico-religiosa, che intende rappresentare l'unità di
tutti i musulmani (Umma). Dopo la morte di Maometto nel 632 d.C., si
possono distinguere tre fasi storiche del califfato: la prima guidata
dal padre della moglie del profeta Abu Bakr (Califfato dei Rashidun),
la seconda quella dell'Impero degli Omayyadi che istituì l'aspetto
dinastico, la terza quella degli Abbassidi che fu chiusa dalla
conquista dei Mongoli a metà del 1200, ma che attraverso rami
secondari si può dire che sopravvisse con gli Ottomani fino al 1925,
anno in cui Ataturk, appena eletto presidente della Repubblica turca,
la dichiarò esaurita attraverso un'assemblea costituente. Da allora,
l'unione politica islamica ricorre in alcuni progetti politici
mediorientali, più come richiamo romantico che programma realistico,
scontrandosi con interessi e incoerenze della modernizzazione.
La mossa di domenica,
ha avuto un enorme impatto mediatico: Charles Lister, ricercatore del
Brookings Doha Center, l'ha definita come «lo sviluppo più
importante della jihad internazionale dopo l’11 settembre».
L'annuncio è arrivato via Internet come prassi ormai consolidata,
dalla voce di Abu Mohammad al-Adnani, portavoce dell'Isis – che tra
le altre cose da domenica ha cambiato nome in IS, che sta soltanto
per Stato Islamico – attraverso un discorso infarcito di
riferimenti coranici, poi inserito in un documento tradotto in varie
lingue.
«Tutti i gruppi legati ad al-Qaida e
quelli jihadisti indipendenti, dovranno ora decidere se appoggiare lo
Stato islamico o opporvisi. Questo potrebbe segnare l’inizio di una
nuova fase per il jihadismo transnazionale [...] e un pericolo reale
per al-Qaeda e la sua leadership», ha continuato Lister nella sua
analisi su Le Monde. E lo stesso Adnani è stato chiaro a
proposito, chiedendo la subordinazione dei sunniti al volere del
Califfo – il "successore" (di Maometto. ndr), colui che
batte moneta, comanda l'esercito, amministrata lo stato, guida la
preghiera – designato nella figura del leader IS Abu Bakr
al-Baghdadi, chiamato adesso "califfo Ibrahim".
Al-Baghdadi è un personaggio
misterioso: di lui si sa poco o niente, raramente è presente sul
campo di battaglia, ma il suo potere evocativo è immenso. Frutto sia
dell'attività storica, che di una paventata discendenza diretta con
il nipote del profeta Maometto. Baghdadi, presumibilmente classe '71,
secondo le informazioni disponibili fa risalire la sua attività di
combattente al 2003, anno in cui si sarebbe unito ai ribelli iracheni
dopo l'invasione statunitense. Fu uno degli "spurghi"
dell'azione americana: è stato rinchiuso e successivamente liberato
in un campo di prigionia ai tempi della Guerra d'Iraq (sembra a
Badush, prigione di Mosul la cui liberazione, il 10 giugno, avrebbe
visto la presenza del capo in persona a sfondare i cancelli).Quasi
inesistente tra il 2005 – quando fu dichiarato morto – e il 2010,
anno in cui ricomparve, invece, alla guida dell'Isis.
Il nuovo Califfato si ispira a
Rashidun, succeduto,come detto, a Maometto nel settimo secolo e
venerato dalla maggior parte dei musulmani: ma la visione di tornare
ad un'epoca "pura" è stata accolta da molti con derisione
e rifiuto. L'unità dei musulmani, l'osservanza allo Stato Islamico
degli altri gruppi jihadisti, sembrano questioni lontane, secondo
molti analisti. A cominciare dai combattenti siriani, come il Fronte
Islamico per esempio, gruppo molto ampio che raccoglie svariate
realtà impegnate contro Assad, che ha definito il Califfato
"illegittimo" e addirittura "dannoso",
controproducente. Appoggi sono arrivati da pochi fanatici, ma in giro
per il mondo tutto è fermento. I servizi algerini hanno fatto sapere
ai media, di aver intercettato comunicazioni su un summit in una
località imprecisata al confine libico, che si terrà in questi
giorni tra i principali esponenti dei combattenti nord africani: tra
questi Ansar al-Sharia, contro cui il generale Haftar sta combattendo
in Libia, e l'importante Aqim, realtà filo-qaedista che aveva però
simpatizzato per l'Isis, impegnata dal Maghreb al Sahel, allungado i
propri interessi terroristici mescolati al narcotraffico e al
brigantaggio fino al Corno d'Africa.
Sarà da vedere il comportamento di
queste organizzazioni: su questo si misurerà il reale potenziale di
Baghdadi e del suo Califfato, al di là dei proclami e delle minacce
all'Occidente ("sarà peggio dell'11 settembre" ha tuonato
in un nuovo comunicato uscito martedì). L'obiettivo del Califfo,
difendere ed estendere il dominio dell'Islam su un progetto di
mappatura simile a quello dell'immagine che gira su Twitter in questi
giorni, sarà strettamente vincolato dal suo influsso internazionale
sui gruppi islamisti: l'affiliazione, il giuramento di fedeltà di
queste altre realtà islamiste, significherebbe che l'Isis ha
dimensione globale.
L'Iraq è il centro del mondo, in
questo momento.
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